LA MALA GIUSTIZIA IN ITALIA

 

 

L'incredibile storia di

LUIGI IOVINO

malagiustizia come comunemente viene chiamata la cattiva amministrazione della Giustizia o l'abuso dell'amministrazione della giustizia da parte principalmente di magistrati, funzionari e quanti altri lavorano alle dipendenze degli organi giudiziari e del Ministero della Giustizia Italiano, ai danni di comuni cittadini e' sempre stata una piaga dell'Italia sin dai tempi della riunificazione italiana del Regno delle due Sicilie al regno piemontese, regalo di Garibaldi ai Savoia e al ministro Cavour. Sin da allora i "piemontesi" si comportarono da potenza coloniale nei confronti dei meridionali spadroneggiando e angariando le polazioni meridionali in maniera dispotica e prepotente. (Questo argomento fara' parte di un grosso articolo in uno dei prossimi numeri del Novelliere, nel prossimo futuro) Certamente molti patrioti meridionali che preferirono continuare a combattere i "Piemontesi" anziche' arredersi, furono trattati da "briganti", perseguitati, soggetti a espropiazioni delle loro proprieta' e ad altre angherie. Non solo pero' questi 'briganti' furono perseguitati ma anche la popolazione fu soggetta ad atti di {"malagiustizia". Questa prassi di abusare del sistema giudiziario a favore di pochi, generalmente ricchi e potenti persone o importanti istituzioni pubbliche o private, a danno di quei cittadini che per qualche ragione hanno avuto a che fare con il sistema giudiziario, si e' diffuso e allrgato nel tempo, fino ad oggi, praticamente istituzionalizzandosi sul territorio dell'itera penisola italiana ma maggiormente al sud dove la mafia, la 'ndrangheta' e la camorra hanno approfittato allargando i loro tentacoli da piovra in questo campo fertile, corrompendo e comprando oin altri casi, forzando magistrati e funzionari ai loro voleri e interessi.

Una di queste persone, vittima della malagiustizia e' Luigi Iovino, Napoletano.

Luigi pero' non si arrende e combatte e si difende. La sua storia ha qualche cosa di allucinante e per la durata e per la lunga battaglia condotta dal Luigi nel corso di [piu' di un ventennio.

Luigi usa FaceBook per rendere pubblica quanto piu' possibile la sua vicenda, apre un suo sito web, studia la legge, i precedenti e alla fine ottiene una sentenza della corte di Cassazione a suo favore. La storia finisce qui? Nossignore! La Corte di Napoli in qualche maniera igtnora, ritarda a eseguire le direttive della corte di Cassazione e la storia prosegue. E' lunga e complessa e lo stesso Luigi Iovino ve la racconta direttamente.

 

Il rione "la Ginestra" sito di costruzioni abusive.
 

 A mia moglie Lucia Leone, ai miei figli, Carlo, Salvatore e Raffaele, e, a chi ci vuole bene! 

Tutto cominciò nel 1993, quando decidemmo di prenotare una casa allora in costruzione a Casalnuovo di Napoli (NA) in Via Strettola, nel cantiere che poi venne chiamato parco "delle Ginestre".

Per poter dare gli anticipi vendemmo la casa che mia moglie aveva di proprietà in Via Zara, 23 Napoli, nella quale abitavamo da inizio matrimonio. 

Quando prendemmo la decisione Il complesso immobiliare era già in costruzione da circa 3 anni da parte di un’importante società di Napoli e l’edificazione procedeva liberamente, apparentemente nel rispetto delle norme urbanistiche , tant'é che gli addetti al controllo del territorio e delle pratiche amministrative lasciarono costruire senza controlli fino alla fine, nonchè svincolare la fidejussione data a garanzia al Comune, in pegno per l'esatto adempimento dei lavori. (che non c'era stato..., ma questa è un'altra storia, una truffa nella truffa che nessun magistrato o amministratore ha mai voluto fin’ora indagare..., circa 300 milioni sottratti indebitamente al Comune di Casalnuovo grazie a personale deviato..., per la precisione 296.410.508 lire) 

Quando ebbi i primi contatti con gli ingegneri della società (Claudio Zarulli e Ciro Carbone era l’autunno del 1993, all’epoca collaboravo con una società immobiliare del Centro Direzionale di Napoli per la ricerca di immobili in costruzione da proporre alla nostra clientela. 

Dopo sei mesi di trattative la società da me rappresentata venne incaricata dalla società Del Vecchio Costruzioni S.p.A. della vendita di questi immobili. 

Io, fino a quando ho scoperto che gli immobili erano stati realizzati abusivamente, mi lusingavo per le mie capacità di procurare buoni contratti alla società che rappresentavo, invece ero stato utilizzato sapientemente dai sottoposti di Corrado Ferlaino e Patrizia Boldoni per realizzare una truffa a oltre cento famiglie (cascandoci anche io) che solo nei giorni attuali sta venendo fuori in tutta la sua gravità. 

Il fabbricato di permuta ai proprietari del terreno (ora sequestrato) era già stato consegnato dalla soc. Del Vecchio all'Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, le soluzioni abitative e i prezzi erano allettanti, ma non bassi, e, la documentazione appariva in regola.(peccato che il parco non doveva proprio esserci...) 

Il 23.07.1993, come già avevo fatto fare a molti clienti, mi recai con mia moglie presso la sede della società venditrice, in Corso Vittorio Emanuele, 130 (NA) per stipulare il preliminare di vendita, dove versammo Lire 70.000.000 a titolo di caparra. 

In seguito versammo altri 17.500.000 lire, oltre IVA al 4%, la casa ci fu consegnata (in ritardo) il 16/12/1994, ancora incompleta. 
Non ci obbligarono subito al rogito notarile, dicendoci che si sarebbe fatto in appresso (capimmo solo molto dopo il perchè... ) in realtà avevano costruito abusivamente e ( ma solo per poter mettere una ricevuta pagata di oblazioni tra le carte di vendita) presentarono una richiesta di condono il 28 febbraio 1995, sostituendola poi il giorno dopo, ma la documentazione era già incompleta e il pagamento incongruo e inveritiero...) 

Intanto il Comune di Casalnuovo (NA) aveva fornito agli immobili ogni tipo di servizio (avevamo la residenza, il certificato elettorale, i nostri figli erano iscritti alle scuole cittadine e pagavamo le tasse locali) e questo non ci aiutò certo a pensare che le case potessero essere abusive. 
Quando fummo convocati per il rogito (16.11.1995) presso lo studio del Notaio Nicola Capuano (ancora oggi libero da responsabilità) in Via Depretis n. 5 Napoli (NA), leggendo l’atto di compravendita, trovando incongruenze, rifiutammo di firmarlo, per non farci carico di altre responsabilità, ecco alcune motivazioni: 

Del condono edilizio n. 2780/95 prot. 10503 (oggi negato) venne presentata solo una banale ricevuta; 

-Non solo non avevano la “Certificazione di Abitabilità” che promettevano, avrebbero chiesto successivamente (fatto che è illecito e che il Notaio non avrebbe dovuto consentire). 

-Non avevano la concessione in sanatoria; 

Nel prosieguo verificammo che la società, nel condono, dichiarava più volte il falso anche rispetto alle zone a noi destinate in proprietà esclusiva. 

Basti pensare che in preliminare, alla nostra casa era annesso un giardino privato di 270 mq che la società venditrice ci aveva anche consegnato, ma che “sulla carta non avrebbe potuto mai venderci in proprietà esclusiva in quanto aveva l’obbligo di restituirle quelle aree, a conclusione dei lavori, al Comune di Casalnuovo di Napoli, pena “ il mancato rilascio delle certificazioni di abitabilità” sicchè non poteva non essere consapevole delle responsabilità relative all’inadempimento contrattuale, eppure non esitò a contestarci l’inadempimento per la mancata firma del rogito, ponendo in essere una sottesa frode processuale che poi, con la pretesa di esecuzione della sentenza n° 309/04, con l'aiuto anche del legale Roberto Morante e di altri complici trasformò in estorsione, ancora incombente in quanto mai accettata.” 

Visto il tenore dell’atto di rogito, che il notaio Nicola Capuano non poteva non conoscere per averne il dovere di ufficio di accertarsi della legalità della traslazione notarile, e quindi doveva averne preso conoscenza prima dei rogiti, non ho mai esitato a ritenerlo complice dei miei truffatori estorsori. 

Queste però, attenzione, sono solo alcune delle difformità che abbiamo accertato nel tempo: - abbiamo poi scoperto che, mentre il giardino era in nostro possesso, in attesa che ci venisse trasferito per rogito, la società lo aveva dichiarato sia nel condono che nel regolamento di condominio come parcheggio condominiale; 

-erano stati realizzati abusi di volumetria nella misura di MC 1297,21 (accertati dalla Procura di Nola); 

-mancavano le indispensabili aree di parcheggio (previste dalla legge 122/89); 

- non erano state sanate la diversa disposizione degli appartamenti sui fabbricati rispetto alla licenza autorizzata;br> 
- i fabbricati erano stati recintanti con muretti e recinzioni abusive sia generali che personali tali da far diventare private aree che dovevano restare pubbliche (aree che poi la società ha in parte trasferito, per rogito, a titolo oneroso, a singoli proprietari, in spregio alla legge che vieta il commercio di aree demaniali) 

- I parcheggi realizzati all’esterno dei condomini invece che sotto di essi furono realizzati su aree ancora oggi prive di autorizzazione (nei rogiti notarili, la società prometteva anche la regolarizzazione di queste aree a sua cura e spese benché il rilascio dei permessi non fosse nella sua disponibilità). 

- A tutt’oggi anche i parcheggi sono abusivi ed oggetto di sequestro! 

Non avevamo neanche ancora compreso la gravità della situazione che era già troppo tardi per proteggere i soldi versati fino a quel momento (circa Lire 110.000.000 tra caparre e acconti-prezzo e personalizzazioni e migliorie alle rifiniture dell’appartamento.

Ritenendo l’immobile incommerciabile (e pertanto passibile di sequestro da parte delle Autorità) rifiutammo l’intestazione (anche perché con la firma avremmo assunto ulteriori obblighi verso la Banca di Roma per il pagamento del mutuo). 

Senza pensare ai soldi versati e al rischio cui andavamo incontro (illudendoci di essere in un paese in cui il diritto di un cittadino in Tribunale mai viene calpestato in favore di poteri neanche tanto occulti) ci opponemmo strenuamente al rogito e chiedemmo la risoluzione del preliminare per inadempimento della promittente venditrice. 

Vista l’impossibilità di chiudere la faccenda in modo consensuale, cominciammo fin da subito una arbitrato, cui segui la causa civile e, a questa, diverse denunce in sede penale, man mano che venivamo assoggettati a nuovi reati, mentre i documenti che ci davano ragione cominciavano ad emergere. 

A nulla valse presentare le ns ragioni e documenti alle autorità giudiziarie. 

In data 13 gennaio 2004, a conclusione del procedimento (in)civile n. 13288/98, la sentenza 309/04 "inveritieramente" in nome del popolo italiano, ci diede torto costringendoci a perdere quanto avevamo versato tra caparra e acconti, quanto avevamo speso per avvocati anche per il precedente arbitrato, anzi siamo ancora oggi (01.11.2012) obbligati a dover pagare alla controparte (poi rivelatisi i nostri estorsori) un risarcimento in partenza di Euro 30.367,67, oggi cresciuto a causa degli interessi legali. 

Risarcimento che non pagheremo mai perché lo riteniamo, benchè autorizzato da un Giudice, una pretesa estorsiva. 

Perso in modo incredibile il giudizio di primo grado, rivoltici in appello, avemmo l’amara sorpresa che la società,sebbene scientemente consapevole della illegittimità delle proprie pretese, nonostante gli avessimo scritto che quello che stavano facendo era un’estorsione, chiese l’esecuzione di questa sentenza, non esitando davanti alla nostra strenua resistenza e arrivando a sfondare la porta di casa nostra con l’aiuto di un fabbro e la protezione della forza pubblica
Non sto a raccontarvi lo strazio di vederci minacciati in casa nostra dall’avvocato Roberto Morante, accompagnato dall’ufficiale giudiziario Antonio Velardi, in presenza di un messo comunale e dei Carabinieri venuti più volte presso il nostro domicilio in una scena che vedeva l’avv. Morante chiedere l’esecuzione di una sentenza che sapeva ingiustamente ottenuta, e gli altri tacere credendo di fare il loro dovere e invece stavano aiutando un estorsore mandato da altri. 
Il 7 settembre 2004 ci trovammo di punto in bianco in mezzo ad una strada, minacciati da una richiesta di risarcimento non dovuta e soggetti ad un provvedimento al quale non potevamo sfuggire se non tramite ricorso alla giustizia. 

Nel frattempo avevamo già presentato ricorso e si era instaurato, presso la corte di Appello (c/o Tribunale di Napoli – Terza Sezione Civile – Castel Capuano - Giudice Dott. Giovanni Carleo) il procedimento n. 1360/04. 

Nel giugno 2005 apprendemmo che anche il giudizio di appello, nonostante avessimo depositato documenti che ci davano ragione, aveva avuto esito negativo, motivo per cui dovemmo ricorrere presso la Suprema Corte per la cassazione della sentenza n. 2360/05.

Finalmente il 2 marzo 2011 la corte di Cassazione si è espressa con sentenza n. 7632/011 accogliendo tutti i nostri motivi di ricorso, cassando la sentenza 2360/05 e rinviandoci c/o la Corte di Appello di Napoli per il rifacimento del giudizio vincolato a quanto la Corte ha osservato in sentenza. 
Inutile dire che la sentenza di cui sopra è uno schiaffo alla Magistratura napoletana. 

Fin dal 2004, raccolti i necessari elementi, abbiamo cominciato a denunciare gli abusi edilizi della società, la truffa e l’estorsione nei nostri confronti, la truffa nei riguardi del Comune di Casalnuovo di Napoli, la truffa nei riguardi dello Stato, la truffa nei riguardi di oltre 100 famiglie. 
Notificata la sentenza di Cassazione al Comune di Casalnuovo nella persona del Sindaco Avv. Antonio Peluso, questi, ordinato nuovi accertamenti eseguiti nel

 

giugno e luglio del 2011, ha consentito che il responsabile del settore “Controllo del Territorio Anti Abusivismo Edilizio” emettesse provvedimento di diniego del condono n. 2780/95 prot. 10503. 

Il 13 giugno 2012 il ns. penalista, Avv. Raffaele Leone, del Foro di Napoli, è stato raggiunto dalla comunicazione del responsabile di cui sopra che è stato emesso provvedimento di sequestro per l’intero complesso edilizio “Parco delle Ginestre” più il fabbricato esterno ricevuto in permuta dall’Arciconfraternita (precedente proprietaria del suolo). 

Nel sequestro è coinvolto anche il fabbricato di proprietà delle Opere di Religione dell’Arcidiocesi di Napoli (Curia di Napoli). 

Confidiamo, oggi che è divenuto esecutivo il provvedimento di sequestro dell’intero complesso edilizio, che le autorità che non hanno saputo tutelare noi, si adoperino per tutelare le oltre 100 famiglie coinvolte nella truffa che ancora oggi, loro malgrado e senza che possano comprendere, vengono instradate da persone in malafede a cercare di sanare immobili insanabili attraverso il ricorso al T.A.R., (cosa che serve ai malfattori per guadagnare altro tempo ma che non sanerà gli immobili) quando invece l’unica che avrebbero da fare è denunciare quanti si sono e si stanno adoperando per nascondere la vicenda. 
Ancora oggi i Pubblici Ministeri che via via si sono interessati della vicenda non sono stati in grado di assicurare i colpevoli di tutti questi reati alla giustizia, nonostante fin dall’inizio abbiamo fornito documenti di provenienza certa, raccontato fatti, comportamenti, identità e indirizzi dei colpevoli. 

La vicenda è all’attenzione dei G.I.P. di Napoli Dott.ssa Anita Polito, e, di Nola (NA), Dott.ssa Paola Borrelli, nonché della Procura di Roma, quest’ultima interessata per denunce contro i magistrati che ritengo, hanno tutti omesso atti di ufficio (denunce dovute ai sensi dell’art. 361 del codice penale). 
Tra i magistrati c’è chi ha dichiarato il falso in sentenza, chi ha finto di non vedere prove, chi ha sviato attività giudiziarie con errate iscrizioni ai registri previsti dall’art. 335 c.p., chi ha insabbiato... 
In primis il dott. Mauro Criscuolo che 
dichiarò il falso nella sentenza 309/04 (vedasi da Pag. 11 fino a pag. 12, 5° rigo 

Il giudice Criscuolo (oggi alla II° Sezione Civile Corte di Appello di Napoli) dichiarò che la società Del Vecchio Costruzioni S.p.A. aveva presentato al Comune di Casalnuovo di Napoli la richiesta per l'ottenimento delle certificazioni di abilità/agibilità, (mentre l’adempimento, obbligatorio ex legge 47/85, era impossibile nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava la società, ma non solo, "era già incontrastabilmente escluso dagli atti in causa". 
Esiste, agli atti del procedimento civile (n° 13288/98, Trib.le di Napoli 2° Sez. Civ.) più di una dichiarazione esplicita della parte, in particolare all’udienza del 30.11.1999) che non avevano presentato alcuna richiesta, inoltre l’adempimento venne escluso dallo stesso ausiliario nominato dal giudice). 

Sta di fatto, che, l’apparente “svista” del giudice Mauro Criscuolo determinò l’applicazione delle norme in tema di aliud prò alio, a favore della nostra controparte. 

Ottenuta la sentenza n° 309/04 a favore, la società dopo averci derubato dei soldi versati, non esitò a imporci lo sfratto, anche se l'Appello era già in corso e li avevamo già denunciati per truffa ed estorsione, nonchè diffidata dal farlo. -(Su vicende similari, ossia sull’uso illegittimo di atti apparentemente legali per conseguire a se stessi o ad altri risultati illeciti, c’era già una giurisprudenza consolidata che poi nel tempo ha ricevuto altre conferme). 

La mia convinzione (fin'ora inutilmente denunciata) é che il dott. Mauro Criscuolo, magistrato, mise a disposizione dell’organizzazione criminale l’ufficio pubblico cui presiede, per obbligarmi a sviare la mia attenzione dalla truffa immobiliare e costringermi a combattere un nemico più forte, la coesione mafiosa tra magistrati che scatta ogni volta che qualcuno di loro viene denunciato, che abbia torto o meno. 

Quando scrivo queste ultime righe, ho già vinto il ricorso in Cassazione (sentenza n° 7632/11; 

E' stata cassata la sentenza di Appello n° 2360/05 (Sbagliata in diritto e in dottrina da magistrati che avrebbero dovuto fare giustizia dopo la sentenza n° 309/04); 

Presso il Tribunale di Nola c’è un procedimento penale in corso contro l’ammil’amministratore della società, Rossi Ciro, e, un architetto comlice, Carlo Severi, per falso in atto pubblico (il condono); 

Il Comune di Casalnuovo di Napoli ha negato i condoni ed avviato le procedure per il sequestro e l’abbattimento del “parco delle Ginestre”; 

Mentre vanno avanti i procedimenti civili per l'annullamento della sentenza n° 309/04 (anche questi osteggiati dalla controparte, dai loro avvocati e dai loro magistrati) presso il Tribunale di Nola e Napoli sono state fissate le udienze in Camera di Consiglio per discutere le Opposizioni da me rispettivamente presentate contro le richieste di Archiviazione che presentano senza fare indagini i P.M. che da anni hanno avuto in cura i procedimenti. (per fortuna non tutti)

- L’unica variante, spero fondamentale per il prosieguo della vicenda giuridica, e che stavolta, in entrambe le Camere di Consiglio, sono stati convocati i rispettivi Procuratori Generali delle relative Corti di Appello. 15/09/2012 - Napoli 

(il presente testo e tutti i documenti a conforto delle gravissime affermazioni prodotte sono pubblicate da anni nel sito web:

 www.luigiiovino.it )


Napoli, 01.11.-2012 

In fede, (anche per la mia famiglia)

Luigi Iovino 

 

P.S. Ad oggi, gli originari responsabili degli illeciti non sono stati ancora sfiorati dalle indagini, parlo di Corrado Ferlaino (ex patron del Calcio Napoli), della sua ex moglie, Patrizia Boldoni, degli ingegneri che prestarono i loro sigilli per donare una parvenza di legalità alla costruzione abusiva, dell'Arciconfraternita proprietaria del suolo agricolo lottizzato, degli amministratori che consentirono la lottizzazione abusiva e poi i mancati controlli, della Curia Arcivescovile di Napoli, ovvero delle "Opere di Religione dell'Arcidiocesi di Napoli" guidate da Monsignor Ardesini, al contempo confratello, come lo sono da sempre tutti gli Arcivescovi di Napoli, e decine di magistrati, tutori dell'ordine, centinaia di avvocati, ingegneri, architetti, notai, generali e ufficiali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, .. (aggiornato all'1.11.2012)

 

 

 

 

La storia del Magistrato

Paolo Ferraro

La storia del Magistrato

Paolo Ferraro

 

C’E’ UN GIUDICE A ROMA ….
La “oscura” vicenda del giudice Paolo Ferraro, “illuminata “

Forse calerà il sipario in maniera ridicola e tragica su una vicenda che ha dell’incredibile e che per certi versi sembra Kafkiana. Forse nò.

Gli elementi di un feuilleton fin siecle ci sono tutti e il mix che ne deriva è davvero esplosivo. Cerchiamo di ripercorrere a grandi linee questa intricata quanto assurda vicenda iniziando dal principio.

Tutto comincia quando negli anni settanta ci si deve schierare, si deve prendere una posizione netta, precisa, senza mezzi termini se si è in buona fede e se si crede che sia un dovere dare il proprio contributo grande o modesto che sia, per cambiare il mondo, combattere l’ingiustizia, lottare per la libertà e la dignità dell’uomo che in quanto tale è necessariamente soggetto di rispetto e di dignità.

E Paolo Ferraro si schiera, sì come tanti seguendo quelle teorie che più sembravano voler poter dare all’umanità giustizia, uguaglianza libertà. Si identifica con la sinistra, con quella più radicale, più estremacon Lotta Continua, poi con il Manifesto, Partecipa alle manifestazioni, lotta, s’impegna scrive articoli infuocati ma mai banali, intelligenti cosa che lo pone sotto una certa luce più vivida e diversa. Ma ll nostro unisce lo spirito guerriero anche ad una profonda coscienza ed un alto senso del dovere: studia, con impegno, non va a rimorchio del “sei politico” non lo vuole, lo aborrisce, lo fugge vuole quello “che merita”, quello che la sua intelligenza viva e corposa può ottenere e rivendicare con orgoglio. Rivendica una formazione cristiano sociale e “marxiana” ed il senso di militanza culturale ed intellettuale : conoscere tutto ciò che l'opinione ufficiale e la conoscenza tecnica richiedono, a menadito, e sovrapporre ricerca libertà di pensiero approfondimenti e punti di vista alternativi con il metodo ed il rigore appresi sin dal liceo, grazie al suo professore Marcello Vigli, uno dei fondatori della rivista cattolica COM Nuovi Tempi.

Si laurea in Giurisprudenza con media anche a pieni voti, lavora dall'età di 20 come impiegato pubblico, fà esperienze di sindacato, politiche, scrive su giornali, passa per gli uffici legislativi o legali di una parte dello Stato , continua a fare l'assistente in facoltà, poi fa il concorso in Magistratura, lo supera brillantemente senza spintarelle, raccomandazioni, raggiri o meriti di combattente e resistente ad oltranza.

E qui, presa coscienza che il Magistrato è super partes e che deve applicare quanto la Costituzione di questa disgraziata, parolaia, smidollata ed anche insanguinata, Repubblica, e le sue leggi impongono : fù una scelta dicotomica e per lui anche dolorosa: fare il Magistrato e non fare più politica. Cioè mantenere sì le proprie posizioni ideologiche, ma svolgere in modo imparziale il proprio lavoro di rendere giustizia, anzi con una imparzialità fondata sui valori della costituzione, ancor più determinata e motivata .

Nonostante la sua ”cristallina” militanza a sinistra che certamente non mette in discussione la sua fede politica, all’interno di Magistratura Democratica i suoi ex compagni non sono poi così solidali con lui e le sue prese di posizione non sempre sono seguite ed apprezzate, quasi vi fosse una differenza impalpabile ed a lui incomprensibile .

Nel 1991 e 1992 Paolo Ferraro schierato accanto a Falcone eBorsellino , in uno scontro interno alla corrente dei magistrati, a lui allora parzialmente incomprensibile nelle sue ragioni profonde . Poi capirà e divulgherà in questo anno dal maggio in poi, la chiave di lettura “appresa” .
Adesso immaginate quello che deve aver provato una persona di questa fatta quando, esperto in vari settori, anima riconosciuta per doti organizzative e di informatizzatore delle attività giudiziarie, da anni in conflitto con una area tanto lontana e avversa quanto apparentemente vicina, a cinquantatre anni , all’improvviso, scopre un nuovo mondo di nefandezze, di raggiri, di violenza e quel che peggio di applicazione di mezzi e sistemi di condizionamento e di riduzione di persone in uno stato di servaggio e schiavitù anche psichica. Come una voragine gli si aprono davanti chiavi di lettura e scenari grotteschi impensati, mentre da sempre criticava consapevolmente andazzi coperti e trasversalità , senza averne però colto il profondo ed occulto humus, ma per assenza di informazioni e conoscenze ( nascoste queste a tutti, esotericamente anche , ma in nome del segreto militare di Stato anche ).

La sua ultima compagna di allora , che viveva in una palazzina all’interno della Cittadella della Cecchignola la sede di diversi e importanti Comandi militari dell’esercito italiano ma anche di civili abitazioni destinate ad ufficiali e sottoufficiali militari, era stata oggetto di una serie di trattamenti di condizionamento mentale esercitati attraverso alcuni programmi speciali studiati prima nei lager tedeschi e poi ulteriormente sviluppato e perfezionato dai servizi americani che di quei programmi si erano impossessati. Il giudice Ferraro, insospettito da strani movimenti che avvenivano nell’appartamento che condivideva con la compagna, e dopo aver sommato decine e decine di dubbi e rilevazioni di fatti e circostanza poco chiare ( che chiama ironicamente i cento indizi zero ) decise di procedere ad una serie di controlli attraverso la registrazione compiute con un computer portatile lasciato apposta acceso all'interno della abitazione in cui viveva nella Cecchignola con la compagna ed il figlio dodicenne di lei. Il risultato fu devastante: a precisi comandi vocali impartiti da alcune persone il soggetto si trasformava completamente e compiva atti e poneva in essere comportamenti davvero umanamente degradanti. In queste situazioni off limits venivano coinvolti, oltre ad altre persone anche dei minori su cui si consumavano degli atti di pedofilia e di violenza morale e fisica.

E’ ben vero che la procedura usata ( registrazione ambientale ) non era conforme al dettato della legge, ma per il principio giuridico dell’urgenza e dell’urgenza che la situazione richiedeva i mezzi usati diventano, de iure, leciti ed ammissibili.
Da magistrato prima, ma anche da persona cosciente e consapevole della responsabilità morale che doveva essere assunta, il dottor Ferraro si rivolse subito nel novembre del 2008 alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo che venisse aperto un procedimento e svolta un’indagine approfondita sui fatti da lui denunciati. Il comportamento della Procura fu molto più sconcertante: il consiglio di riposarsi e ricorrere ad assistenza, le prove fornite erano delle mere patologiche congetture, non sufficienti e molto indiziarie1. Contemporaneamente si faceva capire al magistrato che sarebbe stato meglio lasciar perdere “ togliti fuori da quesat storia “ , in quanto in ballo venivano chiamate istituzioni assolutamente intoccabili come le Forze Armate e la stessa Magistratura.
A questo punto le massonerie coinvolte nell’affaire, e che avevano trovato il modo per infilare il puro magistrato in una situazione da ricatto o addirittura tentavano di fargli fare inconsapevolmente il “cursus honorum “ dei poteri forti e deviati, per indurlo a passare da una altra parte rispetto ai suoi valori ed ala legalità costituzionale, cominciarono a cercare di eliminare il pericolo Paolo Ferraro “consapevole”, che nonostante tutto continuava coerentemente per la sua strada, senza paura e senza minimamente pensare di scendere a compromessi o peggio a mercanteggiare sulla questione.

Viene occultamente accerchiato da psichiatra deviato, al cui ausilio era ricorso per “tutelare e salvare la donna della Cecchignola ed il bambino , mentre una ridda di rapporti di mistificazione e nascosta relazione si intessono tra alcuni parenti che scoprirà vicini a queste aree deviate, una moglie separata e fattagli conoscere dall'ambiente della Procura, anche essa imparentata e legata a poteri forti di rilievo internazionale ( ma lui scherzosamente chiosa ancor oggi “ a me Lucio sembrava un giuggiolone professore universitario sciapito e troppo didascalico “ , mentre le fortune sospette del ricco fratello avvocato, da sempre oggetto di suoi strali, privi di acrimonia, ed allontanamento cautelativo, gli sarebbero esplose innanzi nella loro evidente “matrice “.

Dopo tutta una seri di intimidazioni implicite e non, un pomeriggio del maggio 2009, mentre analizzava nuovamente gli audio e stava giungendo a conclusioni definitive ragionate e ovviamente preoccupate, mentre la vicenda era stata letteralmente “tombata “ in sede giudiziaria, si vide comparire sulla porta di casa, tratto in un tranello dalla ex moglie separata, due vigili urbani, tre infermieri una psichiatra mai vista un medico di supporto e sotto casa appostati i due fratelli e anche un figlio anagrafico di primo letto, ed un messo comunale, oltre a due infermieri. La psichiatra dinanzi a un comportamento attonito e stupito, avvisati a voce dal dott. Ferraro i due vigili urbani della gravità di quello che stava accadendo, improvvisò contro ogni evidenza una “certificazione “ al volo, e il giudice Ferraro fu coattivamente condotto presso l'ospedale Santandrea che aveva posto disponibile , contro la sua volontà, impossibilitato a difendersi . Il giudice arrivato ivi denuncerà immediatamente fatti e contesti, ma ragionando sul da farsi con il medico di turno, palesemente non attivo e non partecipante all'agguato , di entrare nell'ospedale, consapevole che non aveva altra scelta. Lì per due giorni letteralmente a spasso fuori dalla struttura , compilando test che, fatti di recente “non emergere” e poi recuperati , dimostravano ovviamente il suo perfetto stato di piena salute , salvo il “lieve stress” da sequestro di persona, avrà un incontro con altro psichiatra richiesto all'esterno e appartenente alla struttura alla quale era destinato che stilerà una perizia falsa gravissima, dal giudice Ferraro ora documentata . Nell'imbarazzo palpabile, e tra i commenti disincantati ma carichi di simpatia del personale addetto al reparto, subirà allora un iter “controllato” , pur dichiarando di voler uscire e sotto permanente minaccia del TSO ( procedura e provvedimento mai attivati ) addirittura da lui fatta verbalizzare nella cartella clinica, a futura memoria . La somministrazione inizialmente massiccia di un prodotto dannosissimo per i sani, e che incide sulle facoltà mentali e sui collegamenti delle sinapsi ( RISPERDAL), e di altro, lo terrà annichilito , consapevolmente appiattato e stordito, ma scriverà a mano la denuncia ed il promemoria dei fatti. Una degenza coartata, alla quale, sotto la minaccia sopra indicata, non potè sottrarsi, e un controllo prolungato volto a vagliare se o meno vi fossero segnali di consapevole volontà di denunciare e proseguire nella strada coerente con la sua storia, la sua sensibilità, il suo stesso ruolo .
Dimesso certificando la sua sanità di mente ed un mero episodio di “psicosi” transeunte, “senza altre indicazioni”, da “eccitazione reattiva” capirà poi che era finito nella struttura ospedaliere “sbagliata”, cioè non organica al grumo deviato e pericoloso che aveva agito, come confesserà ai suoi avvocati, a distanza di tempo lo stesso primario della struttura intimidito e preoccupato

Al lavoro sino al giorno del suo sequestro, in ferie con domanda gestita dal suo personale che scioccato testimone della operazione lo aveva affiancato e sostenuto, tornato in servizio lo stesso giorno delle sue dimissioni , e continuando a lavorare con la fatica suppletiva comportata dalla tortura chimico farmacologica inflittagli e costantemente monitorata ( analisi del sangue ) verrà lasciato “tranquillo “ come un leone ferito nella grotta, sino al febbraio q2010 quando scoprirà che addirittura ad un primo avvio tentato di una procedura per dispensa, con richiesta subito archiviata, era succeduto un secondo avvio di dispensa da lavoro. Capirà allora quale fosse la posta in gioco, che si voleva eliminarlo dala magistratura e che non si sarebbe fermato il cagulo che aveva agito sotterraneamente , chissà da quanto tempo . Nel luglio del 2010 si concluderà la seconda procedura con un nulla di fatto , archiviata anche questa per assenza di elementi, mentre continuava in silenzio a lavorare come sempre e dovendo anche chi si era attivata dovuto ammettere che tale era la situazione lavorativa del giudice Ferraro.
Dall'agosto del 2010 l'indomito giudice , ripartirà, scegliendo la via della verità e della legge, ricostruendo minuziosamente dati, fatti, ascendenze, rapporti , e poi , con ausilio di due avvocati coraggiosi, arriverà letteralmente ad incastrare il primario del Santandrea con sue ammissioni inequivoche .
Nel frattempo tra minacce e pressioni, avvertendo come suo costume di magistrato impegnato , i colleghi di ufficio, scoprendo però che il livello di omertà o partecipazione non passiva era più esteso all'interno dei vertici della Procura, di quanto avesse potuto immaginare arriverà sino al gennaio 2011, Lì una ennesima riapertura del procedimento per “dispensa“, per intimidirlo od eliminarne definitivamente la “ingombrante “ e 2autorevole “ presenza. Ricostruirà anche le ragioni personali e antiche, antefatti da lui sottovalutati, da persona sana e serena , non in grado nemmeno di pensare a complotti orditi, allucinanti ed assurdi.

Al gennaio 2011 ripartito il tentativo, pronto al confronto con una realtà da lui prima non potuta cogliere , preparerà un memoriale che rimane pubblico agli atti della storia, denuncerà il tutto con una congerie di prove e dati , il 7 marzo del 2011, e continuerà a lavorare come sempre,s sorvegliando la cordata criminale che lo aveva assediato .
Siccome le disgrazie o le fortune, a seconda dei punti di vista, non vengono mai sole, il Dottor Ferraro, per puro caso, non solo sventò con l'aiuto intelligente del suo personale un tentativo di infiltrazione del 14 e 15 marzo 2011( una relazione di servizio che la dice lunga su quanto e come si muovesse attorno a lui) e vide uscire dalla stanza del collega che più direttamente sorvegliava ( annotandone rapporti e frequentazioni in ufficio pomeridiane ed anomale) il 27 marzo 2011 alle ore 19 c.a , collega una bella donna mora che lo colpì moltissimo. Lì per lì non dette alcuna importanza al fatto anche se aveva annotato che la cosa avveniva con molta circospezione e molta “discrezione” da parte del collega. Solo alcune settimane più tardi, leggendo i quotidiani, si poté rendere conto che la signora bruna altri non era che Melania Rea od una donna identica a lei. Forse era andata dal magistrato inconsapevole e ivi condotta, cadendo in un trappola, per denunciare l’attività di questi gruppi segreti, di queste cellule massoniche deviate, all’interno dell’Esercito e nella fattispecie pratica, della caserma Clementi di Ascoli Piceno; all’interno della quale svolgeva la sua opera il marito Salvatore Parolisi. Costui non faceva opera di seduzione solo a fini personali, ma in quanto cosciente partecipe dei programmi MK Ultra e Monarch che l’esercito sperimentava per fini segreti all’interno delle caserme per preparare e condizionare mentalmente individui e soprattutto belle ragazze da destinarsi a compiti speciali d’impiego.

Continuando nella sua crociata Paolo Ferraro poté mappare con sicurezza tutta la rete di connivenze e di interessi innominabili ed impensabili sottendevano il caso: Tra le scoperte più eclatanti ci fu la scoperta di una rete di psicologi e di psichiatri deviati che svolgono un’intensa azione fuorviante e condizionante all’interno della magistratura ed in piena sintonia con vertici deviati, e che facevano capo a tutta una serie di “intoccabili” alte teste d’uovo dei due settori, ama a loro volta erano in coordinata, necessaria sintonia con il mondo militare “omologo “ .
Il MEMORIALE, la MEMORIA sui fatti che legano partecipativamente gli “alcuni parenti “ deviati ed irretiti, e l'ESPOSTO/DENUNCIA/MEMORIA AL CSM ultimo , tutti muniti di link che collegano a documenti, audio registrazioni, banche dati e prove, sono reperibili in INTERNET nei siti della “grandediscovery “ http://paoloferrarocddgrandediscovery.blogspot.it/
http://paoloferrarocddgrandediscovery.blog.com/
http://paoloferrarocddgrandediscovery.wordpress.com/
Da essi tratte le notizie e gli elementi sopra brevemente riassunti .
La mossa di denuncia dei vertici della Magistratura romana alla Procura della Repubblica di competenza, cioè quella di Perugia, fu un atto dovuto: la pratica è giacente e forse in via di completo insabbiamento come da miglior copione in materia.

La successiva convocazione presso la magistratura teramana, ivi sentito sulle attività deviate oggetto della sua denuncia e sulle prove , con riferimento generale alle vicende militari scoperchiate e alle cointeressenze connivenze e coperture, il suo deposito in quella sede della BANCA DATI del progetto MK-ULTRA ( da lui stesso messa a disposizione in rete ) il suo lavoro intellettuale e pubblico sono fatti notori .
Penso sia superfluo rimarcare la incredibile situazione psicologica che umanamente ha dovuto affrontare il magistrato, quale tipo di kafkiana realtà abbia dovuto ed ancora debba vivere una persona proba ed onesta, e quale sia la sua capacità di resistere con serenità di fondo , mostrata a tutti .
Come al solito certe situazioni ti cambiano la vita: aprono orizzonti sconosciuti ed impensabili, distruggono certezze, credenze, rocciose certezze ideologiche ed aprono gli occhi mostrando che le persone per bene, oneste, probe e solidali non hanno colore, non hanno appartenenza politica od ideologica.

·              Ma solo chi è dotato di un carattere morale a prova di bomba e, se mi consentite di una fede incrollabile, può affrontare certe situazioni che potrebbero tranquillamente portare alla follia. Si ha la possibilità di scoprire chi è veramente in buona fede, chi possa dare una mano, di chi fidarsi e di chi no e la sorpresa grande, per il Dottor Ferraro, è stata quella di scoprire che sono stati molti leali ed in buona fede avversari politici a dargli una mano tra questi i “fascisti” di Forza Nuova ed il suo capo Roberto Fiore: sembra quasi una pena del contrappasso, calmierata dalla piacevole sorpresa che valori di fondo e valori fondati sulla persona e contro devianze poteri finanziari militari e deviati statuali accomunano ideologie antiche in fase di odierno consapevole e condiviso superamento . Certe situazioni rompono gli schemi e spesso il soggetto diventa il polo di coagulo per tutti quelli che indipendentemente dal colore politico si riconoscono nella verità e nella giustizia e sono disposti a lottare e, se necessario a sacrificarsi per esse.
Nel frattempo il giudice Ferraro è stato fatto oggetto di attentati e di una campagna di diffamazione sorda e sotterranea: gomme tagliate al camper, telefonate minatorie, furto del camper medesimo, ma soprattutto la reiterazione del provvedimento di sospensione dalla professione di magistrato.

Ma la sua impostazione e battaglia , niente affatto individuale,ha fatto crescere la sua notorietà e la stima di lui in svariato ambienti mentre un lavoro informativo e formativo durato un anno e mezzo stà dando primi corposi frutti nel paese.

Ad oggi stà preparando un ultimo DOCUMENTO di esplosiva rilevanza con prove ulteriori e l'eco della sua battagli vede attonita assistere una cospicua parte del foro di Roma , consapevole ormai.
. Qui di seguito allego La memoria esposto denuncia ultima presentata dal giudice “anche “ al CSM, che non ne ha potuto tener conto, depositata il 9 ed emesso il provvedimento “preconfezionato “ il 10 ottobre , quasi da locomotiva in discesa senza fren. Risulta allo stato confermato il provvedimento di sospensione dalle sue funzioni lavorative fino al mese di dicembre trascorso il quale potrebbe destituito in maniera definitiva. Ma gravi fatti ulteriormente scoperchiati aleggaino su un CSM sempre più messo all'angolo , per la prima volta da un magistrato “solo “ onesto e “irriducibile “ qua do si parli di legalità Stato ( vero ) e criminalità in colletti bianchi o meno .
Come vedete la vecchia Unione Sovietica ha fatto scuola insieme agli altri regimi totalitari violenti non legati al popolo: chi è “pericoloso” insidiando lo status quo solo perchè persona pura e capace , da fermare, viene internato in un manicomio, o fatto passare da pazzo: certo i sistemi usati oggi in una repubblica democratica e libera sono molto più sofisticati e meno appariscenti di quelli che venivano posti in essere da un regime comunista, ma anche in regimi militari di ispirazione statunitense ( il Cile di Pinochet ), ma i fini sono sempre gli stessi; tentare di schiacciare chi vuole giustizia, chi lotta per la legalità e la verità. Quello che davvero spaventa è costatare il grado di corruzione, di coinvolgimento, di omertà e di minaccia e di prostituzione a cui siano sottoposti gli organi dello stato ed in particolare la parte deviata del Potere Giudiziario e di istituzioni come l’Esercito, che dovrebbero garantire la sicurezza e l’integrità dei cittadini.

·              Quel che rincuora è che vi “è un giudice a Roma “ … e che nel caso di specie la macchina della distruzione è stata definitivamente inceppata, non potendo più architettare falsi e capziosi argomenti , mentre la gente , di fronte ad un lavoro encomiabile di denuncia pubblica, stà prendendo le misure con il tema dell'oggi : una alternativa epocale a poteri deviati ed oligarchie, per una società a dimensione vera umana e per una politica ricostruita dal basso come il nostro giudice và predicando e mostrando . L'utopia può divenire realtà ?!?! a breve ne avremo la conferma, o meno.
MEMORIA ESPOSTO FINALE DEL 3 Novembre 2012 . UN ORDITO FANTAPOLITICO ORWELLIANO SI RIVELA THRILLER GIALLO POLIZIESCO. LA GRANDE DISCOVERY DUE: SVELATI TRAME COMPLOTTI METODOLOGIE E CORDATE.

UN ORDITO FANTAPOLITICO ORWELLIANO SI RIVELA THRILLER NOIR
 

 

 

 

 

 

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