Pluribus e l’individualità come atto di resistenza
Pluribus è la nuova serie targata Apple TV di Vince Gilligan che sta conquistando pubblico e critica dal momento della sua messa in onda. La serie, composta da nove episodi, è ambientata in un mondo post-apocalittico dove un misterioso virus ha infettato l’intera umanità trasformandola in un’unica coscienza collettiva. La scrittrice Carol Sturka è l’ultimo baluardo di libero arbitrio di questa nuova serie che agglomera fantascientifico, dramma psicologico e commedia nera.
Gilligan torna con il suo grottesco, esistenziale e alienante Pluribus dopo ben dieci anni dall’indimenticabile Better Call Saul e quasi diciotto dal suo capolavoro Breaking Bad. Anche in questo caso l’autore resta fedele alla creazione di personaggi complessi, ma stavolta sceglie una donna per il suo nuovo lavoro. Gilligan non abbandona la costruzione di personaggi che da eroi si trasformano in antieroi, o antieroine; come nel caso di Carol, interpretata da una Rhea Seehorn superba che, da sola, regge un’intera serie che non scende mai sotto i quaranta minuti per episodio.


La regia lavora per sottrazione, privilegiando campi lunghi e dettagli apparentemente marginali. Composta, attenta alla geometria dell’inquadratura e che costruisce la tensione lavorando sull’attesa più che sull’azione. Le inquadrature sembrano voler isolare la protagonista, trasformando l’esperienza emotiva di Carol nel vero centro del racconto. Il tempo è scandito da un conto alla rovescia che restituisce a Carol (e allo spettatore) la curiosità di sapere cosa succederà e la paura di scoprirlo. La serie offre così una narrazione più lenta, simbolica e meditativa, che ricorda il cinema contemplativo più che la televisione mainstream.
La serie evento del 2025
Pluribus è già diventata la serie-evento del 2025, confermando – insieme alla seconda stagione di Scissione (2024) e il nuovo medical drama The Pitt (2025) – l’eccellenza qualitativa di Apple TV. Nonostante altri colossi come Netflix o Prime Video continuino a ottenere grandi numeri ma con prodotti omogenei e standardizzati, Apple TV vanta un catalogo che brilla per qualità e coerenza. Gilligan si conferma un maestro dello storytelling e della creazione di personaggi. Proprio come i suoi Walter White e Saul Goodman, anche Carol Sturka è una persona sola. Sotto la scorza di cinica scrittrice, cerca solo compagnia e calore umano. Personaggi, quelli di Gilligan, che condividono psicologia e personalità: cercano, imbrogliano, costruiscono e sbagliano, ma sono consapevoli delle loro scelte, delle loro azioni e soprattutto consci del loro libero arbitrio.
“E pluribus unum” è un’espressione latina che significa letteralmente “Dai molti, uno”, ed è diventata il motto degli Stati Uniti. Un titolo coerente con la storia che la serie ci racconta. L’opera è chiaramente una critica all’intelligenza artificiale e all’uso spropositato che ormai se ne fa in tutti gli ambiti – quello dell’intrattenimento in primis. Vince Gilligan si dichiara apertamente contro l’uso dell’AI e mette al centro un quesito attualissimo: quand’è che abbiamo smesso di essere “uno” in favore di “molti”? E soprattutto, cosa abbiamo perso in questa trasformazione?
Un quesito che è solo apparentemente semplice, ma che si fa carico di un significato filosofico che forse verrà risolto con la seconda stagione (già confermata) di questo gioiellino di scrittura e personaggi.
https://www.ilnovelliere.com/2026/01/03/pluribus-dai-molti-uno-la-serie-evento-di-vince-gilligan/


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