“Scissione” – il tribunale della coscienza

Editoriale

Febbraio 17, 2026

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Locandina Scissione 2 stagione, Apple tv+, 2025Adam Scott in Scissione, 2x10, Apple tv+, 2025Scissione, 2x8, Apple tv+, 2025Still trailer Scissione seconda stagione, Apple tv+, 2025

Kafka, dolore e identità nella seconda stagione di Scissione

Scissione (2025) è una serie tv diretta da Ben Stiller e in onda su Apple TV. Uno sci-fi con tinte da dark comedy che costruisce il suo immaginario su un’estetica glaciale e iper-controllata, non lontana da suggestioni squisitamente wachoskiane. Sebbene la prima stagione parta come una critica sociale sulle condizioni lavorative dei cosiddetti salaryman, la serie, con questa seconda stagione, se ne scosta e amplia il suo raggio d’azione. Fantascienza, filosofia e individualismo si intrecciano su un piano di lettura quasi kafkiano.

Ancora diviso tra innie e outie, Mark Scoutt (Adam Scott) è alle prese con la sua reintegrazione, imprigionato sia tra i corridoi della Lumon che dalle conseguenze catastrofiche del doloroso processo di scissione. Con questa stagione la serie raggiunge una nuova maturità narrativa e maggiore consapevolezza dei propri personaggi, Mark in primis.

Mark, proprio come i personaggi di Kafka, non è un ribelle eroico. Al contrario, è passivo, anestetizzato dal dolore e accetta la scissione per non sentire. Il suo interno non sceglie di nascere, non sceglie di lavorare: è colpevole senza sapere perché.
Se nella prima stagione poteva essere letto come un Gregor Samsa, adattandosi alla vita che si era scelto pur non capendone le conseguenze, nella seconda stagione diventa più vicino a un Joseph K. Non più soltanto vittima di una metamorfosi subita, Mark ora cerca di capire il “tribunale” che lo imprigiona e dal quale non riesce del tutto a evadere.

La Lumon non è soltanto un’azienda, ma un’entità quasi metafisica, un potere che non si manifesta mai apertamente e che proprio per questo risulta onnipresente. Come il tribunale kafkiano, è ovunque e in nessun luogo. Non ha identità precisa eppure governa ogni gesto, ogni pensiero, ogni possibilità di scelta. Il suo dominio non passa attraverso la violenza esplicita, ma tramite rituali, procedure assurde e grottesche che, però, all’interno del mondo della Lumon sono normalità.

In questo senso, Scissione non racconta un sistema violento che impone il controllo dall’esterno, ma un meccanismo che funziona perché viene interiorizzato. I personaggi non sono soltanto sorvegliati ma imparano a sorvegliarsi da soli, a dubitare delle proprie emozioni, a considerare il dolore come un errore di sistema.
La regia di Ben Stiller continua a privilegiare una messa in scena rigorosa. Inquadrature simmetriche, movimenti di camera minimi e spazi geometrici schiacciano i personaggi. Il controllo diventa parte integrante del racconto. Ogni corridoio e ogni campo lungo contribuisce a rafforzare l’idea di un mondo regolato da logiche invisibili ma assolute. Il montaggio, preciso in modo chirurgico, è il cuore dello show. Richman lavora alternando tempi dilatati e brusche cesure. Dissolvenze incrociate, invece, mescolano e fondono gli interni con i loro esterni, riflettendo la frattura identitaria dei personaggi e rendendo percepibile il sottile confine tra realtà e finzione – manipolati dalla Lumon.

In questo senso la scissione non divide soltanto la coscienza, ma frammenta l’esperienza corporea. Lo stesso corpo vive vite incompatibili, accumula traumi che non possono essere ricordati. Il corpo diventa così il vero campo di battaglia della serie. L’interno e l’esterno vivono l’uno come l’arto fantasma dell’altro, ricordando gesti, oggetti e fotografie della vita di entrambi. Uno spazio attraversato da identità che non si riconoscono ma dove sono costrette a coesistere.

Con questa seconda stagione, Scissione smette definitivamente di essere solo una satira del lavoro contemporaneo e si afferma come una riflessione esistenziale sul dolore, sull’identità e sull’impossibilità di sottrarsi a un sistema che vive dentro di noi. Non offre risposte né vie di fuga rassicuranti.

Proprio come nei mondi kafkiani che evoca, l’unica certezza è la presenza del “tribunale” e il tentativo, sempre incompiuto, di evadere.

https://www.ilnovelliere.com/2026/01/14//

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