Martino D’amico: artista a tutto tondo che non smette di sognare

Editoriale

Febbraio 24, 2026

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“Sono letteralmente cresciuto tra quadri e colori grazie a mio padre pittore classico”

Martino D'amico musicist

Martino D’amico musicist

Martino D’Amico, originario di Cava de’ Tirreni (SA), è un artista decisamente poliedrico. È un figlio d’arte, grazie alla guida costante di suo padre Alfredo D’Amico, che a sua volta è stato un pittore classico e ha instillato nel figlio la stessa passione per pennelli e colori.

Martino ha amato creare fin da piccolo. Con il tempo ha deciso di migliorare le proprie doti tecniche con zelo e passione. Seguendo la ricerca dello stile perfetto nelle arti figurative e non solo, si è formato e ha collaborato con numerosi artisti. Nonostante sia un illustratore promettente, negli anni si è dedicato sempre più alla sua seconda arte e grande passione: la musica. Oggi è un musicista talentuoso, un cantautore che ha scritto brani propri e si è dedicato a diversi progetti musicali, esibendosi con varie band in giro per l’Europa.

La parola a Martino: chi è? Cosa lo conduce al mondo dell’arte?

Si può dire che a condurmi all’arte sia stata la vita stessa e per questo mi sento molto fortunato, anche privilegiato. L’arte visiva è sempre stata in me: io e la passione per essa siamo nati nello stesso istante. La musica, al contrario, è arrivata molto dopo. Sono sempre stato un grandissimo fruitore già da piccolo. Accompagnava sempre la mia matita e i miei pennelli, vibrando in sottofondo, ma ho cominciato a studiarla davvero tardi; avevo circa ventun anni.
Al liceo alcuni amici approcciarono la chitarra come strumento e cominciai a farlo anch’io; un po’ lo feci per gioco, un po’ per accompagnarli, anche se preferivo cantare. Dopo alcuni anni, sempre per divertimento, mi ritrovai a suonare con un caro amico batterista, Massimo Pippa (che poi diventò anche il mio primo maestro).
Un pomeriggio, dopo aver suonato insieme, gli chiesi con timidezza se potevo provare a sedermi dietro quel mastodontico ammasso di legno, ferro e pelli: la batteria. Appena la bacchetta toccò il rullante, fu «amore a prima vista». Improvvisamente volevo imparare a suonare seriamente quello strumento. Negli anni a seguire studiai tanto (col maestro Rocco Salzano). Feci tanti sacrifici, fino a raggiungere un’escalation di eventi che assecondarono il mio desiderio di fare della musica una professione.

Quali strumenti suona?

Venendo da vari generi ed essendo appassionato di tutta la musica, ho raccolto e tentato di imparare (più o meno bene) alcuni strumenti. Come già detto, il mio primo amore è stata la chitarra ed è lo strumento con cui compongo sempre i miei brani. Mi definisco un batterista, ma, grazie al genere folk, ho approcciato tantissime percussioni etniche. Sono strumenti provenienti da varie parti del mondo, come quelli legati alle nostre radici campane e italiane.
Menzione speciale va a uno strumento che da qualche anno fa parte di me: l’handpan, che adoro particolarmente. Tramite questo disco d’acciaio ho approcciato un nuovo stile sonoro che mi ha permesso di lavorare anche a contatto con discipline olistiche (strumenti che eseguono vibrazioni di guarigione), soprattutto lo yoga e la meditazione. Collaboro con alcuni maestri molto preparati in queste discipline: Gino Cardone, Massimo Capuano e Rosaria Santoriello. Amo l’idea di donare benessere alle persone tramite l’unione di musica e yoga (musicoterapia).

In quali progetti musicali collabora?

La band principale con cui lavoro, anche a livello professionale, si chiama EDEA. Siamo una formazione Celtic folk che propone brani inediti dai toni dark e profondi, spesso legati alla natura, ma anche pieni di ritmo ed energia. Utilizziamo strumenti acustici, ma con un approccio decisamente rock. Insieme a me ci sono Danilo Lupi al bouzouki, Margherita Palladino alla voce ed Enza Bisogno al violino. Qualche anno fa ho fondato (insieme al chitarrista Christian Carpentieri) una band rock che si chiama NEMEA, con Alessandro Mauriello al basso e Mario De Luca alla voce, che attualmente è in standby. Abbiamo tutta l’intenzione di tornare presto sui palchi. Di recente ho preso parte a una neoformazione alt rock di nome LYS, un progetto di Giulia Pagano (chitarra e voce). Suono insieme ad Antonio Calabrese alla chitarra e Renato Criscuoli al basso. Infine c’è il mio progetto solista, dove riverso in musica tutta la mia filosofia di vita, le mie frustrazioni esistenziali, gioie e dolori personali.

Quali sono i suoi progetti in corso in ambito musicale? Quali saranno i prossimi in cantiere?

In questo momento c’è tanta carne al fuoco. Con gli EDEA stiamo lavorando al nostro secondo album (con annesso videoclip ufficiale e nuovo merchandising) che, se tutto fila liscio, uscirà a breve. Sono stato coinvolto da un bravissimo cantautore (e amico) di nome Fa To (Fabrizio Poto) nelle registrazioni per il suo nuovo EP, attualmente in via di sviluppo. Fra non molto entrerò in studio per registrare le batterie per il primo EP di LYS.
Nel tempo libero continuo la produzione dei miei brani personali. Doveroso dire che tutti questi progetti saranno registrati presso XXXV Live, studio di registrazione sito a Cava de’ Tirreni, di Nicola Pellegrino (in arte Nicodemo), amico fraterno e uomo dai mille talenti. A curare le produzioni sarà Francesco Tedesco, ingegnere del suono, musicista di talento (Gustavo Danamaste) e carissimo amico.

Qualche sogno nel cassetto?

Per fortuna e per testardaggine ho sempre inseguito i miei sogni e ogni giorno provo a mantenerli vivi e vegeti. In una visione molto più ampia posso dire che il mio sogno nel cassetto è un mondo utopico dove tutto funziona e che, quindi, è destinato a rimanere tale.

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