Franco Battiato. Il lungo viaggio: oltre la musica, oltre il tempo

Editoriale

Marzo 4, 2026

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Trovare l’Assoluto nel suono

Nell’arte di Franco Battiato è difficile individuare dei limiti o delle banalità, persino nei primi lavori che vanno da Fetus a L’Egitto prima delle sabbie, definiti da lui stesso come gli anni della sperimentazione e della ricerca spirituale mai appagata.
In quest’ultima risiede la grandezza, e forse l’unicità, di un individuo che ha condotto un viaggio esistenziale segnato da voli imprevedibili ed ascese velocissime che lo hanno reso iconico, irripetibile.
In Franco Battiato – Il lungo viaggio il regista Renato De Maria ritrae in maniera semplice e delicata il profilo umano del cantautore siciliano, ripercorrendo le tappe più importanti.

A interpretare il maestro Battiato è Dario Aita, attore siciliano noto per aver partecipato in Parthenope e in varie fiction italiane come La mafia uccide solo d’estate, Don Matteo e Un professore.

I primi voli

Il film esplora il percorso musicale e umano dell’artista che, attraverso la musica, la filosofia e i continui scambi con maestri e intellettuali quali Fleur Jaeggy (Elena Radonicich) e Yuri Camisasca (Ermes Frattini), giunge a una nuova consapevolezza di sé stesso, rendendolo uno dei più influenti artisti italiani.
Distaccandosi dall’icona, il film pone Battiato come un uomo alla ricerca del significato ultimo dell’esistenza e di uno scopo ben preciso, come dimostrano le continue sperimentazioni musicali che restituiscono quella tendenza ad arrivare alla perfezione, alla piena connessione spirituale con il mondo.
La permanenza a Milano è decisamente importante, poiché segna la nascita del suo percorso artistico ed è stata il luogo del grande incontro con Giusto Pio (Giulio Forzes Davanzati), illustre violinista e compositore con il quale ha realizzato dei grandi successi che hanno ispirato molti artisti a seguire e che hanno segnato il nostro immaginario.

Franco Battiato. Il lungo viaggio ©NexoStudios

Franco Battiato – Il lungo viaggio non si limita solo a raccontare, bensì mostra l’evoluzione di un individuo che, seppur inizialmente scappa dalla propria terra, non dimentica davvero le sue origini, poiché in esse ritrova il senso profondo del suo cammino.
In particolare, il film inizia subito con un’immagine molto forte che mette già in chiaro la direzione narrativa della storia: la montagna dell’Etna.
La montagna è da sempre un simbolo che rappresenta non solo la forza e il coraggio, ma anche la forza di volontà umana di superare i propri confini, di scoprire, una volta arrivati in alto, cosa c’è dall’altra parte.

La montagna è anche un luogo dove cercare e trovare la divinità, poiché elevarsi al cielo significa distaccarsi dalle cose terrene.
Franco Battiato, nel corso della sua vita, ha sempre cercato un contatto spirituale, un approdo che gli consentisse di percepirsi come parte del tutto e che desse la risposta a una domanda fondamentale: io chi sono?

Da ciò si evince la profonda caratura spirituale di un artista unico, che ha fatto della musica non solo un mezzo per raggiungere il pubblico e —come ha dichiarato in diverse interviste – per fare successo, ma soprattutto per elevarsi.
In questo viaggio fatto di ricerca e disciplina risiede il segreto di Battiato: cercare l’armonia nel suono poiché, se è vero che qui risiede il principio, probabilmente dopo la fine torneremo a esserlo e arriveremo all’Assoluto, oltre la superficie.
Franco Battiato – Il lungo viaggio restituisce egregiamente questo senso e sfugge da comodi cliché, mostrando quell’anima tanto complessa quanto delicata che ha segnato il panorama musicale italiano.

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