Sanremo 2026 – Cosa resta di questa 76esima edizione?

Editoriale

Marzo 4, 2026

Sanremo 2026 – L’ultimo Festival di Carlo Conti

Sanremo 2026 è finito. Il sipario del Teatro Ariston si è chiuso sulla 76esima edizione del Festival, lasciandoci un mosaico di emozioni contrastanti e qualche polemica che probabilmente ci accompagnerà ancora per un po’ di tempo. Sotto la guida di un Carlo Conti in versione “algoritmo umano” — preciso, rapido, quasi chirurgico — il Festival ha confermato di essere l’unico vero centro di gravità permanente della cultura pop italiana, pur mostrando crepe in una formula che cerca disperatamente di accontentare tutti.

Intendiamoci: Conti è un professionista impeccabile. Ma la sensazione di un Festival “con il cronometro in mano” ha tolto spazio all’imprevisto, alla magia, a quel caos controllato che rendeva le precedenti rassegne davvero imperdibili. La conduzione è stata ancora una volta corretta ma priva di quel guizzo capace di trasformare questo Sanremo in un evento televisivo da non mancare. Il passaggio di testimone a Stefano De Martino per l’edizione 2027, annunciato peraltro in diretta, segna l’inizio di una nuova era. Tuttavia, prima di proiettarci già al prossimo anno, proviamo a riassumere insieme alcuni punti chiave di questa kermesse appena conclusa.

Sal Da Vinci: L’underdog che si è preso l’Italia

Forse nessuno alla vigilia avrebbe scommesso sul trionfo dell’artista napoletano. Eppure, la sua “Per sempre sì” ha compiuto un miracolo: riunire il volto nostalgico della tradizione con una potenza vocale che ha spettinato la sala stampa. La sua vittoria non è solo un premio alla carriera, ma il segno che il pubblico da casa ha ancora fame di melodie pure e di interpretazioni viscerali. Il suo pianto in ginocchio sul palco è l’immagine simbolo di questa edizione.

Ditonellapiaga e la “rivoluzione” del fastidio

Se Sal Da Vinci ha vinto il Festival, Ditonellapiaga ha vinto ugualmente. La sua “Che fastidio!” è il manifesto di una generazione che non vuole più etichette. Un brano elettropop raffinato, sarcastico e irresistibile che sta riscuotendo il giusto successo per radio e su TikTok. La sua vittoria nella serata delle cover (in un duetto surreale con TonyPitony) ha confermato che l’Ariston può ancora essere laboratorio di sperimentazione e non solo un ricco e opaco museo delle cere.

La sorpresa Sayf

Secondo posto per un esordiente assoluto che ha portato freschezza e un’estetica urban-chic impeccabile. “Tu mi piaci tanto” è il dark horse che ha scalato le classifiche streaming in tempo reale, dimostrando che il lavoro di scouting sui giovani continua a essere il fiore all’occhiello di questa direzione artistica, a cui andrebbe riconosciuto più spesso il merito.

Il “robot” Irina Shayk

Sulla carta, la presenza di una top model internazionale doveva dare un tocco di glamour mondiale a questo Sanremo 2026. Nei fatti, Irina Shayk è invece apparsa come un corpo estraneo. Fredda, monocorde e arroccata in un silenzio quasi infastidito davanti a qualsiasi domanda uscisse dal copione prestabilito o toccasse temi d’attualità, sia in conferenza stampa quanto sul palco. Il contrasto con l’energia di Laura Pausini è stato impietoso: la bellezza non basta se non c’è connessione con il pubblico.

La “Repupplica” e gli altri problemi tecnici

In un Festival che vantava una scenografia asimmetrica futuristica firmata da Riccardo Bocchini, è imperdonabile che una testimonianza storica di così rara importanza come quella della 106enne signora Gianna sia stata sporcata da refusi imbarazzanti sui maxischermi. L’errore “Repupplica” è già leggendario, ma anche i problemi audio durante l’esibizione della superospite Alicia Keys hanno dato un’immagine della Rai un po’ troppo “provinciale” per il 2026. Vedere una star internazionale gestire microfoni gracchianti e il conduttore dover ripiegare sullo spot pubblicitario per porre rimedio alla situazione e contenere i danni è uno spettacolo ben poco edificante, e non solo per gli spettatori.

La gestione dei vecchi “grandi”

La Direzione Artistica di un Festival comporta anche questo genere di decisioni. Se si decide di virare verso i giovani, forse sarebbe meglio non chiamare affatto le “vecchie glorie”, anziché relegarle ad un ruolo da comprimari. Mettere i Pooh sul palco esterno di Piazza Colombo, «in mezzo alla gente» secondo la versione ufficiale, è stato percepito da molti fan come un declassamento. Una band che ha fatto la storia del Festival meritava l’onore del palco principale, non il ruolo di “animatori di piazza” tra uno spot e l’altro. La petizione dei fan è stata il segnale di un malumore diffuso tra il pubblico più fedele: una situazione gestita non al meglio.

Sanremo 2026

Tirando le somme…

Forse questo non sarà esattamente il Festival più memorabile della storia ma certamente ha regalato come sempre diversi spunti di riflessione interessanti. L’anno prossimo si ricomincerà da Stefano De Martino, e ci si chiede se riuscirà la freschezza dello showman napoletano a restituire al Festival quel pizzico di follia che quest’anno è mancato: lo scopriremo tra dodici mesi, per ora ci godiamo la melodia di Sal Da Vinci e il “fastidio” elettrico di Ditonellapiaga.

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