“Fino all’ultima sala” – L’apologia di Giacci per il grande schermo

Editoriale

Marzo 10, 2026

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Dentro la collana di Martin Eden una tassonomia storiografica delle sale napoletane

In un periodo epocale per Hollywood, dove il triangolo “amoroso” tra Netflix, Warner Bros. e Paramount potrebbe condizionare ancora di più il futuro della sala, il libro di Giancarlo Giacci (Fino all’ultima sala, Martin Eden, 2023) è terapeutico ma crea anche paranoia.

In primis, è un lavoro di ricerca oculato e appassionante, oltre che corposo, perché ricostruire il non-visibile è un’operazione d’archivio ardua, alla faccia dell’intelligenza artificiale e di ChatGPT. Già il titolo del testo riecheggia un monito più che una mera classificazione, perché la storia delle strutture, in tal caso della sala, è il riflesso di una storiografia del cinema nonché dei processi culturali.

Prefazione di Mario Martone e postfazione di Alberto Castellano

Lo dice Mario Martone nella prefazione, sottolineando il lavoro prezioso di Giacci per l’analisi storico-evolutiva del contesto cinematografico napoletano, che diviene sinonimo sia di sensibilizzazione sociale in periodi dove impervia l’on demand, sia di memoria collettiva. La citata paranoia è collegata anche alla postfazione, curata da Alberto Castellano, la quale – oltre che lodare il lavoro di ricerca – si sofferma su quali dati tangibili e allo stesso tempo “agghiaccianti” porta con sé il libro di Giacci.

Statistica e storiografia

Tutto questo lo si scopre all’interno di un libro che unisce dati da report giornalistico/archivistico, a pillole sulle forme e sulle figure del cinema napoletano. Seppur il testo sia contestualizzato in un preciso territorio, in realtà il microcosmo napoletano (che micro non è nella storia del cinema) è un campionamento da macrocosmo sulla storia delle sale.

La scomparsa dei cinema di quartiere (che oggi attraverso rinnovati cineclub resistono o tentano di tornare sul mercato), dei circoli cinematografici, in favore dei multisala e della fruizione casalinga; gli effetti della Seconda Guerra Mondiale sulle strutture e sulla posizione geografica dei cinema, quindi l’avvento della globalizzazione e del post-capitalismo. Tutti gli elementi e i temi elencati sono delle conditio sine qua non all’interno del lavoro di Giacci, oltre che a rappresentarne l’essenza.

Seguendo la storia del cinema, viene messo in risalto – attraverso figure ad hoc – il periodo d’oro del cinema napoletano, quello del muto: da Elvira Notari, prima regista e imprenditrice italiana in una società prettamente patriarcale, alla prima fase del divismo con Leda Gys, fino alle produzioni di Troncone, Cattaneo, Recanati e altri. Un focus sui pionieri e su chi ha colto le potenzialità del mezzo cinema come macchina narrativa/per la massa.

Un mondo rarefatto ed eterogeneo, con un fermento culturale secondo forse soltanto alla Germania degli anni ’20 sotto la repubblica di Weimar. Programmini, cinema ambulante, utilizzo massiccio di manifesti e pubblicità: un entusiasmo professionale e sociale per la nuova arte.

E il futuro?

Nuova arte per i primi del Novecento, non per la contemporaneità dato che il cinema da sala sembra più collegato alla sfera mnemonica che sociale. Nonostante tutto, stringe i denti, ma il testo indirettamente ci dice che resistere non basta: ci vogliono logiche produttive e istituzionali serie, altrimenti diverrà tutto soltanto memoria.

Fino all’ultima sala è un testo necessario per gli addetti ai lavori, appassionante per i cinefili, curioso per chi vuole scoprire o riscoprire le evoluzioni urbane e antropologiche di un territorio. Un testo riassuntivo, ma qui il sunto è un punto di forza per offrire una panoramica, un’introduzione oltretutto scientifica su quello che è successo nei decenni. Una storia grande, con tanti buchi neri, a tratti triste e angosciante, gloriosa e mitica, emozionante e unica.

In copertina: Foto di Redazione Martin Eden 

Nell’articolo: Cover del libro (design di Ilena Ragosta, progetto grafico di Giorgio Alaia)

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