Uomo o superuomo?
Debutta sulla piattaforma streaming Disney+ la nuova e attesissima serie Marvel Wonder Man, firmata Andrew Guest e basata sul personaggio fumettistico creato a tre mani da Stan Lee (testi), Don Heck (disegni) e Jack Kirby (schizzi). Questa versione televisiva sembra voglia mettere in scena un personaggio più umano e molto più empatico. Un approccio più intimista e autoriale, questo di Marvel, che aveva già fatto intuire questa sua nuova direzione con il commovente Thunderbolt (2025). Wonder Man adotta un registro decisamente più “impegnato” da commedia drammatica. La serie è costellata di richiami al teatro, diventando una vera e propria lettera d’amore all’arte scenica.
Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II) è un aspirante attore squattrinato che vive in un appartamento mal ridotto di Los Angeles, città che ha sempre alimentato il sogno di poter diventare chiunque vogliamo. Cresciuto da una madre single e in continua competizione con il fratello maggiore, Simon sviluppa una personalità riservata e solitaria. Fa di tutto per sfondare nel mondo del cinema; è uno stacanovista che però non viene visto di buon occhio sui set. Il suo super potere e la costruzione maniacale dei personaggi (grazie ad un metodo un po’ troppo “stanisvlaskjiano”) non lo avvantaggiano. Simon, come tanti a Hollywood, è romantico e sognatore ma si scontra con la realtà che lo mastica e sputa ad ogni set a cui si presenta, ad ogni videotape che invia e ad ogni provino che fallisce.
La rivincita degli ultimi
Questa volta Disney, dopo vari prodotti disastrosi, fa centro con Wonder Man, puntando alla rivincita degli anti-eroi, degli ultimi e dei diversi. Questo è un prodotto che mira alla scrittura dei personaggi e alla buona recitazione, diventando quasi un esperimento meta-teatrale. La scelta di inserire Ben Kingsley per il ruolo dell’attore Trevor Slattery eleva e dà maggior valore al prodotto.
Guest non è nuovo nel panorama disneyano, avendo già lavorato alla serie tv Hawkeye (2021) con Jeremy Renner e Hailee Steinfeld. Guest aveva anche precedentemente lavorato a prodotti di successo, dove titoli come Community (2009) e Brooklyn Nine-Nine (2015) hanno contribuito a farlo apprezzare come sceneggiatore nel mondo dell’intrattenimento. Ma è con questo suo nuovo Wonder Man che coglie appieno le richieste del pubblico e della critica ma soprattutto dell’universo narrativo del Marvel Cinematic Universe.
Simon Williams è tutto quello che un eroe non dovrebbe essere: è irascibile, solitario e soprattutto non vuole assolutamente essere un supereroe. Simon è solo un uomo normale, con i suoi pregi e i suoi difetti e con la sua viscerale passione per i copioni, i personaggi e le storie da raccontare.
Uomo o superuomo?
In un mondo dove eccelle la performatività, la perfezione e il successo al di sopra di tutto, Wonder Man mette al centro l’uomo e non il supereroe. L’uomo comune che fa fatica ad emergere, a pagare le bollette e a tenere in piedi una relazione. Wonder Man, letteralmente “uomo meraviglioso”, parla delle nostre difficoltà giornaliere, della nostra vita e del voler emergere contro ogni previsione. Simon non è un superuomo nietzschiano con cappuccio e mantello ma un uomo ordinario con una vita troppo caotica e poteri troppo grandi da gestire.
Forse, quello che Wonder Man ci vuole dire è che a volte, tra il caos e la fatica, la vera missione non è salvare il mondo ma la voglia di trovare ancora un po’ di meraviglia nell’ordinarietà.
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