A KNIGHT OF THE SEVEN KINGDOMS

Editoriale

Marzo 15, 2026

Categorie

Essere o non essere un cavaliere?

Peter Claffey in The knight of the seven kingdomsA Knight of the Seven Kingdoms è l’ultimo lavoro di George R.R. Martin ad essere stato trasportato sul piccolo schermo. Prodotta da HBO, la serie segue la novella su Dunkan l’Alto (Peter Claffey) e il suo giovane scudiero Egg (Dexter Sol Ansell). Ambientato circa cento anni prima de Il Trono di Spade e un’ottantina dopo House of the Dragon. Composta di sei episodi, rappresenta un ponte tra le sue due sorelle. Questa volta però si accantonano giochi di potere e casate incestuose per mettere al centro rapporti più umani di quei personaggi che normalmente sarebbero rimasti sullo sfondo

Uno sguardo intimista

L’intuizione del creatore e showrunner Ira Parker è stata quella di rispettare la natura episodica e “picaresca” delle novelle originali. Un prodotto fresco e diverso dai precedenti lavori. Se Game of Thrones si distingue come un’epopea politica e nichilista e House of the Dragon sembra a tratti una tragedia shakespeariana, la storia di Ser Dunk e Egg ha più il sapore di un coming of age medievale. È un racconto più “umano” e, paradossalmente, più ottimista, nonostante la tipica crudezza del mondo di Martin. Non siamo più confinati tra le mura di Approdo del Re, ma seguiamo un “Cavaliere Errante” che deve lottare quotidianamente per un pasto caldo e per dimostrare il proprio valore in un mondo falso e sanguinario.

Dexter Sol Ansell e Peter Caffley in The knight of the seven kingdomsLa Regia e il creatore

La regia di questa prima stagione enfatizza l’introspezione attraverso un uso sapiente dei primi piani, capaci di catturare ogni sfumatura emotiva dei protagonisti. Anche la scelta della fotografia segna un distacco netto: tonalità calde e avvolgenti sostituiscono le palette cromatiche fredde e desaturate delle produzioni precedenti, amplificando quella sensazione di intimità e fratellanza che lega Dunk ed Egg.

«La serie non parla di uomini che fanno la storia, parla di un personaggio che non ha ancora fatto niente della sua vita ma sente la chiamata alla grandezza.»

Peter Claffey in The knight of the seven kingdoms

Ha sottolineato il creatore e showrunner Ira Parker.

Non mancano, tuttavia, punte di satira sociale e scene grottesche, elementi fondamentali per mantenere il legame con l’universo narrativo di appartenenza.

«Dunk si trova a un bivio, sta raccogliendo la spada del suo maestro, un cavaliere errante. Nella sua testa sente le note di Il trono di spade ma la musica è più semplice, non è la stessa grande, orchestrale, eroica colonna sonora, perché lui non è ancora un eroe. All’improvviso si sente male. Si ritrova accovacciato dietro un albero in una posizione molto poco eroica, a ricordargli chi è in quel momento.»

Il personaggio di Dunk, quindi, è sicuramente più realistico ed umano dei classici di Martin.

Una menzione speciale va assegnata a Dunk, Peter Claffey, ex giocatore di rugby conosciuto dal grande pubblico per piccoli ruoli ma già molto apprezzato in Bad Sisters (2022). Mentre un’altra menzione d’onore va a Dexter Sol Ansell, che nonostante la sua giovane età mostra una notevole maturità scenica. Famoso interprete di Coriolanus Snow da bambino in The Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente (2023).

In definitiva, con un cast centratissimo, una regia basata e una sceneggiatura molto ben scritta, A Knight of Seven Kingdoms ha tutte le carte in regola per sperare di ottenere lo stesso successo della sua serie madre. Non resta, quindi, che aspettare la seconda stagione già confermata. Parker ha annunciato che i prossimi episodi adatteranno la novella The Sworn Sword, promettendo di esplorare nuove sfaccettature di questo straordinario viaggio verso la maturità.

 

Autore

0 commenti

Invia un commento

Scopri di più da Il Novelliere

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Ricordami