Welcome to Wrexham non è solo una docu-serie: è l’esperimento sociale e sportivo più riuscito degli ultimi anni: dimenticate i petrodollari e le fredde holding multinazionali. La storia più incredibile del calcio moderno non nasce in una sala riunioni di Dubai, ma tra i pub di una cittadina post-industriale del Galles settentrionale.
Due attori in cerca d’autore (e di una promozione)
Tutto inizia con un messaggio e un’idea folle: Ryan Reynolds (il volto sfacciato di Deadpool) e Rob McElhenney (il genio dietro C’è sempre il sole a Philadelphia) decidono di acquistare il Wrexham AFC, il terzo club professionistico più antico al mondo, all’epoca sprofondato nel limbo della National League, la quinta serie del calcio inglese.
L’impatto è pop, frizzante, quasi surreale. Vedere due star di Hollywood masticare ansia sulle tribune del Racecourse Ground mentre pioviggina con il Wrexham che subisce un gol al 90° è l’essenza stessa dello sport. Tuttavia, dietro le battute fulminanti e il marketing geniale, c’è un’ascesa sportiva verticale che ha riportato il club, dopo anni di agonia, a scalare le gerarchie del calcio inglese fino alla ricchissima Championship, l’equivalente d’oltremanica della nostra Serie B.

Una cavalcata trionfale
Le prime quattro stagioni della docu-serie, disponibile in Italia su Disney+, seguono le vicende del club a cominciare dalla stagione 2020-2021. Nel corso di quell’annata sportiva infatti avviene il passaggio di testimone societario e inizia la scalata dei due divi fino ai vertici del calcio inglese. Dopo un primo assalto a vuoto, il Wrexham riesce nell’incredibile impresa di ottenere ben tre promozioni di fila, arrivando a disputare nella stagione corrente la già citata seconda serie del Paese.
Ai fini di cronaca si può segnalare come il Wrexham sia clamorosamente in lotta in questo momento per un piazzamento play-off che gli garantirebbe addirittura la possibilità di giocarsi un’insperata quarta promozione di fila, questa volta nell’olimpo della Premier League ma avremo modo di seguire queste vicende nella prossima stagione di Welcome to Wrexham, la quinta, già annunciata e in arrivo nei prossimi mesi in streaming.
Oltre il campo: il cuore del Galles
Il vero segreto della serie, però, non sono i proprietari famosi. È il senso di comunità. Le telecamere indugiano spesso sulle mani sporche di grasso dei tifosi-operai, sui sogni di calciatori, allenatori e membri dello staff che vogliono dimostrare di meritarsi un rinnovo contrattuale, che aiuterebbe la vita delle rispettive famiglie, e sul dolore di una città che nel calcio ritrova la propria identità primaria.
Welcome to Wrexham ci ricorda che il club non appartiene a chi lo compra, ma a chi lo vive ogni giorno tra una bella pinta al pub “The Turf” e un turno di lavoro in fabbrica. Il tutto con in sottofondo la sempreverde colonna sonora dei Declan Swans, band locale che gli appassionati hanno imparato a conoscere bene.
Perché guardarla (anche se non masticate calcio)
Se amate lo sport, questa serie è un manuale di resilienza. Se non lo amate, lo diventerà. È un vero “must watch”, che ci racconta il calcio “di base”, dove un infortunio può significare la fine di una carriera e del sostentamento economico, ma anche di un binomio impossibile, perché il contrasto tra lo scintillio di Los Angeles e il grigio del Galles crea un’alchimia narrativa irresistibile. È un racconto di speranza, di una rinascita collettiva. La prova che con gli investimenti giusti (e con un pizzico di cuore) si può ridare dignità a una storia centenaria.
Wrexham non è più solo un puntino su una mappa: è il simbolo di un calcio che sa ancora sognare in grande, ma partendo dal basso. Allacciate gli scarpini: Hollywood è arrivata in città!
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