Il postino: emozioni e magia al teatro Trifiletti di Milazzo

Editoriale

Aprile 20, 2026

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Portare alla ribalta il testamento di Troisi

Il postino è stato l’ultimo film di Massimo Troisi, più che una prova attoriale una sorta di testamento umano della delicatezza semplice con cui l’attore napoletano ha interpretato un personaggio, Mario Ruoppolo, che rispecchia il carattere di un uomo umile e simpaticamente impacciato che lega quasi tutti i personaggi interpretati da Troisi.
Ciò è sempre stato caratteristico della sua poetica, e proprio sulla poesia è incentrato l’adattamento teatrale messo in scena dalla compagnia teatrale siciliana Tabula Rasa grazie ai testi di Giuseppe Cultrera e alla regia di Giuseppe Pollicina, la cui direzione si basa sulle delicate relazioni tra i protagonisti, facendo in modo che il pubblico entrasse in sintonia con le loro emozioni.

Il postino

La storia de Il postino

Come è noto, la storia è ambientata interamente sulla splendida isola di Salina, precisamente in una frazione di Malfa denominata Pollara, dove il poeta cileno Pablo Neruda trovò rifugio durante il suo esilio.
In questo contesto si mette in risalto la figura di Mario Ruoppolo, un giovane postino incaricato di consegnare la posta a Pablo Neruda.
Da questo incontro nasce un’amicizia molto forte che lo aiuterà a conquistare il cuore di Beatrice.

Lo spettacolo, tenutosi domenica 19 aprile al Teatro Trifiletti di Milazzo, ha ripercorso i momenti più importanti del film con l’aggiunta di un accompagnamento musicale eseguito dal vivo, il quale ha contribuito ad alimentare un’atmosfera incentrata sui silenzi, sui gesti e sulle voci dell’isola di Salina, al fine di restituire quel senso di poesia che ha aiutato Pablo Neruda (interpretato da Giuseppe Cultrera) a trovare pace durante l’esilio, e a instaurare l’importante amicizia con Mario (interpretato da Nino Catanese), il postino innamorato di Beatrice (interpretata da Giulia Andriolo).

Oltre la trama

La rappresentazione andata in scena a Milazzo non si è concentrata unicamente sulla storia del film, poiché a dominare il ritmo delle scene è stata la forza evocativa della parola, volta a dimostrare la capacità di creare legami forti tra due mondi distanti: quello della riservatezza e ingenuità, e quello della conoscenza e sensibilità.

Queste realtà sono indice del carattere di un’isola e dei suoi abitanti che, abituati alla marginalità, conducono una vita basata sulla ripetizione di certe abitudini e non riescono a guardare oltre. Chi ci prova poi torna sui propri passi, lasciando un velo di rassegnazione.
Eppure, la crescita di Mario alimentata dall’aiuto dell’amico poeta Neruda, è stata il pretesto per indagare la poesia non come arte fine a se stessa, ma come mezzo di scoperta di se stessi e delle proprie emozioni per andare oltre ciò che si vede, e forse è questo il segreto del film così come della pièce: fare della poesia uno strumento per vedere com’è il mondo davvero sfruttando la forza del linguaggio.

In un teatro gremito di persone, l’adattamento de Il postino non è stato solo uno splendido omaggio alla figura di Massimo Troisi (l’isola di Salina ogni anno organizza il festival intitolato Marefestival Salina – Premio Massimo Troisi) ma anche un’occasione per celebrare la sensibilità artistica che continua a essere di ispirazione.

Il postino

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