Pepsi® ha scelto la band di Las Vegas per un evento indimenticabile
Brandon Flowers e David Beckham. Sono loro i protagonisti del video promozionale dell’evento. Nel cortometraggio intitolato The Race Begins, il leader dei The Killers e l’ex stella del calcio mondiale interrompono una partita a biliardo e si sfidano in una gara ad alto rischio: il cantante a bordo di un’auto da corsa, l’ex bandiera del Manchester United su una moto, con un’unica destinazione.
Il Puskás Aréna di Budapest, il 30 maggio, per esibirsi prima della finale di Uefa Champions League tra Arsenal e Paris Saint-Germain.
È qui che i The Killers si esibiranno in uno show tutto d’un fiato. Ma perché proprio loro?
Da quando Pepsi, nel 2016, ha preso il controllo di questo evento, la portata degli ospiti è stata spesso rilevante. La prima ospite, per la finale di Milano, fu Alicia Keys, regina dell’R&B americano. Poi i Black Eyed Peas a Cardiff e Dua Lipa a Kiev. Nel 2019 toccò agli Imagine Dragons, profilo di primo piano per il pop mondiale.
Artisti che, al di là dei gusti personali, condividono diversi elementi: grandi performance dal vivo e vocalist di primo livello.
Negli ultimi anni, la scelta artistica per il Kick Off Show ha preso però una direzione più marcata. Dal 2024, infatti, la performance ha assunto sempre più i connotati di un grande show da arena rock. Tutto è partito dalla vibrante esibizione dell’intramontabile Lenny Kravitz, che ha sfornato alcuni dei suoi cavalli di battaglia da stadio. Col senno di poi, il suo fu solo un preludio.
Lo scorso anno, il Kick Off Show è stato affidato a una delle band heavy rock più influenti degli ultimi decenni. Nella performance che anticipò la finale di Monaco di Baviera, i Linkin Park di Mike Shinoda e della neoentrata Emily Armstrong incendiarono il palco in uno show roboante, contraddistinto da potenza sonora e canora.
È evidente che le componenti adrenaliniche, la grande prestazione canora e l’atmosfera da sfida stanno giocando un ruolo decisivo nella scelta degli artisti. Ed è qui che si arriva ai The Killers.
Se la band di Brandon Flowers è gradualmente uscita dai radar del mainstream italiano, lo stesso non si può dire su scala globale.
A dispetto dell’omologazione italiana, sempre più orientata verso la musica costruita su campionamenti e voci ultra processate, soprattutto in UK e oltreoceano le grandi rockstar, anche se non più di primo pelo, continuano a impressionare fan e opinione pubblica con dischi d’autore e grandi performance dal vivo.
Ed è proprio questo l’elemento che fa la differenza in un evento di portata mondiale.
Nel mondo, i The Killers non sono soltanto la band dei tormentoni Somebody Told Me e Mr. Brightside (2004) o del dance pop ipnotico di Human (2008), ma vengono spesso indicati come i più credibili discendenti dell’immensa eredità del “Boss” del rock americano, Bruce Springsteen.
Dopo gli inizi incredibili con due album che hanno scritto la storia dell’indie rock contemporaneo (Hot Fuss e Sam’s Town), la band ha attraversato diverse fasi evolutive. Nel 2017 vive una seconda giovinezza, conquistando pubblico americano e critica con Wonderful Wonderful, per cui il regista romano Giorgio Testi ha diretto un cortometraggio, il Wonderful Walk, dal grande impatto scenografico.
Nel 2020 la band si conferma con Imploding the Mirage, dal quale, nel nostro piccolo, Zucchero riprenderà quattro anni dopo il brano My Own Soul’s Warning adattandolo in italiano per la sua «Amor che muovi il sole».
Ma è nel 2021, con la pubblicazione del disco Pressure Machine, che il loro percorso intraprende una nuova direzione. Le atmosfere dell’album richiamano volutamente le periferie dello Utah, fatte di cittadine isolate in cui il tempo e internet sembrano scorrere lentamente, quasi alla stessa velocità.
Ed è proprio in quello stesso anno che accade qualcosa di inusuale. Bruce Springsteen decide di collaborare con i The Killers per una nuova versione del brano A Dustland Fairytale, rinominata semplicemente Dustland. Lo stesso Springsteen ha raccontato di aver scritto a Flowers dopo aver visto una loro esibizione: «State facendo un gran lavoro, ragazzi».
Non si tratta di compiacimento o di marketing. Springsteen non ha bisogno di queste operazioni per restare sulla cresta dell’onda. È, piuttosto, una questione di affinità, di sensibilità condivise.
In questo contesto, l’estetica americana gioca un ruolo fondamentale, anche in vista del Mondiale di calcio che si svolgerà tra poche settimane proprio al di là dell’Atlantico.
Con questa scelta, Pepsi non solo conferma la volontà di puntare sul rock da grandi arene come linguaggio globale ideale per presentare un evento mediatico come la finale di Champions League, ma esporta un modello che incrocia musica, sport, immaginario e marketing con un fil rouge chiaro. Quel palco, così come quel campo, non è per tutti. È solo per chi gode di un’autorevolezza tale da reggerne il peso.
Perché, proprio come nello sport, la storia la fanno i vincitori. E quella dei The Killers, fatta di carisma, di strumenti musicali, di assenza di autotune e di balletti coreografici, scandita da successi cantati, ascoltati e coverizzati in tutto il mondo da oltre vent’anni, è la fotografia perfetta di una serata destinata a essere reale, indelebile e inevitabilmente indimenticabile.

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