Tra sogni americani e radici partenopee: identità napoletana in una visione chiamata Broadway 081
Raffaele Assante è una di quelle personalità che sembrano aver individuato fin da subito la propria direzione. Dotato di una presenza discreta ma riconoscibile, ha sempre saputo distinguersi per autenticità, sensibilità e una naturale capacità di entrare in relazione con gli altri.
Dietro un carattere misurato e un sorriso spontaneo si è progressivamente delineato un percorso artistico costruito con costanza e determinazione. Negli anni, quella predisposizione si è tradotta in esperienze concrete sui palchi e negli spettacoli, dando forma a una carriera sviluppata passo dopo passo.
Un cammino che continua a evolversi senza rinunciare alla leggerezza e alla genuinità che rappresentano alcuni dei tratti più distintivi della sua personalità. Oggi, attraverso il progetto Broadway 081, Raffaele porta in scena una visione che intreccia l’immaginario dei grandi show americani con l’anima più autentica di Napoli.
In questa conversazione, il tema delle radici diventa il punto di partenza per raccontare un viaggio fatto di sogni, gavetta, pubblico e quella capacità rara di trasformare ogni palco, piccolo o grande che sia, in qualcosa di memorabile.

Ritratto di Raffaele Assante
Se Le dicessi “radici”, quale immagine Le verrebbe in mente ripensando ai primi passi nel mondo dello spettacolo, quando il palco era ancora una possibilità da scoprire?
Io sono uno di quelli che hanno sempre pensato che alcune cose arrivino quando sei pronto ad accoglierle. Non tutti sanno che ho iniziato proprio come cantante, anche se, a dirti la verità, ero anche abbastanza svogliato. Non avevo ancora capito quanto il palco sarebbe diventato la mia vita.
C’è stato un momento in cui ha compreso che la musica da sola non Le bastava e che il Suo percorso avrebbe abbracciato più forme di espressione, dal canto alla conduzione fino alla recitazione?
Poi sono iniziate ad arrivare le richieste come performer, vocalist e intrattenitore. Piano piano, un passo alla volta, un palco alla volta, ho iniziato a costruirmi. Io sognavo di essere un artista completo. Mi è sempre piaciuto fare un po’ di tutto: recitare, presentare, cantare. Forse solo ballare… anzi no, sicuramente non so ballare, anche se fingo abbastanza bene di saperlo fare quando sono in scena.
Da dove nasce questo legame così profondo con il palco, al punto da vivere ogni esibizione come se fosse un grande evento, indipendentemente dal numero di persone presenti?
Non so se ci sono riuscito, però ci ho sempre messo tutto. Quella voglia di trasformare ogni serata in qualcosa di speciale. Ho sempre amato il palco alla follia e forse il mio segreto è stato proprio questo approccio mentale. Per me ogni palco era San Siro, anche quelli più piccoli, minuscoli, dei primi eventi. Per questo atteggiamento mi sono preso anche qualche battuta, però io me la vivevo davvero così. Anche se davanti avevo poche persone, nella mia testa era comunque un grande show.
Quando sale sul palco, cosa pensa arrivi davvero al pubblico oltre la performance?
Ho avuto l’impressione che al pubblico piacesse questa cosa. Non so, forse arrivava come una sorta di magnetismo oppure come verità. Era tutto molto vero quello che facevo sul palco.
Nel progetto Broadway 081 convivono immaginari molto diversi: da un lato l’America dei grandi show, dall’altro Napoli. Come dialogano queste due anime dentro di Lei?
Broadway 081 nasce proprio da lì, dal mio amore per l’immaginario americano: Frank Sinatra, Elvis, il teatro, lo swing, i grandi miti della musica. Ho sempre giocato a “Tu vuò fa’ l’americano”, però dentro, e anche sulla carta d’identità, sono molto napoletano. Moltissimo napoletano.

Raffaele Assante apre il live di Nek
Che cosa rappresenta oggi Broadway 081 nel Suo percorso umano e artistico, al di là del concerto o dell’intrattenimento?
Infatti Broadway non è soltanto uno show. È un po’ la somma di tutto quello che mi ha formato in questi anni di esperienza. È una sorta di approccio alla vita. È quella cosa che ti porta a sognare in grande in anticipo. È quell’incoscienza che ti fa fare tutto al massimo.
Guardando il percorso compiuto, che effetto Le fa pensare che alcuni palchi e alcuni artisti che un tempo osservava da lontano siano poi entrati nella Sua esperienza diretta?
Quando ero più piccolo, come tutti, guardavo il Festivalbar, Sanremo, la televisione. Lo vedevo come un mondo lontanissimo. Poi la vita me li ha messi accanto sul palco. Anzi, io accanto a loro, che è più corretto. Da lì ho maturato questa convinzione: a volte sognare in grande non significa per forza illudersi.
Si può sognare in grande per allenarsi, in un certo senso, emotivamente e spiritualmente ad accogliere certe cose e a riconoscerle quando arrivano davvero.
Qualche volta succede proprio così. Penso che ognuno di noi abbia una Broadway dentro di sé. Bisogna solo avere il coraggio di ascoltarla.
Con Broadway 081 sente di stare inaugurando una nuova fase della Sua carriera oppure di dare forma compiuta a qualcosa che era già presente dentro di Lei da tempo?
Non cambia nulla, perché continuo a fare quello che ho sempre fatto: cercare di far divertire la gente con leggerezza. La vivo come un upgrade. Adesso c’è anche una tracklist di produzioni che aiuterà e potenzierà quello che ho sempre fatto.Ora c’è anche la musica e canzoni che canterò con il pubblico. Per questo sono sicuro che diventerà tutto ancora più forte, ancora più giusto.
Nel Suo lavoro quanto conta il rapporto umano con il pubblico e cosa significa, per Lei, essere davvero al servizio di chi ascolta?
Ho l’anima dell’intrattenitore. Sono al servizio del pubblico e torno a casa felice quando il pubblico si è divertito. Conta soltanto questo.
Guardando al futuro, quale visione guida oggi il progetto Broadway 081 e quali strade desidera ancora esplorare?
Il format e il progetto sono ambiziosi. Hanno una visione già molto ampia. Non posso svelare troppo adesso. Iniziamo con il live show e, man mano, scopriremo tutto quello che fa parte di questo universo.
Se dovesse lasciare un invito a chi entrerà per la prima volta nell’universo di Broadway 081, cosa si sentirebbe di dirgli?
Si divertiranno.
E come si divertiranno.
Dal racconto di Raffaele Assante emerge una visione dell’arte fondata sulla presenza, sull’entusiasmo e sulla capacità di credere nei propri sogni prima ancora che diventino realtà.
Il palco, nelle sue parole, non è soltanto uno spazio fisico, ma un luogo mentale in cui immaginazione, lavoro e desiderio si incontrano.
È forse da questa prospettiva che nasce Broadway 081: non semplicemente uno spettacolo, ma un modo di guardare il mondo e di viverlo con intensità.
Tra l’amore per l’immaginario americano e un’identità profondamente napoletana, il suo percorso racconta la possibilità di abitare due mondi senza rinunciare a nessuno dei due.
E quando afferma che ognuno possiede una propria Broadway interiore, lascia forse anche il messaggio più universale di questa intervista: avere il coraggio di ascoltare quella voce che invita a sognare più in grande di quanto sembri possibile.

Raffaele Assante “ONE MAN SHOW” Eifel 65
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