“Disclosure Day”, il ritorno di Spielberg al mistero dell’incontro

Editoriale

Giugno 13, 2026

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Dettaglio - "Disclosure Day"

Dettaglio – “Disclosure Day”

C’è un momento, in Disclosure Day, in cui il giorno della rivelazione, qui, coincide con quello in cui l’umanità scopre di non essere sola nell’universo, proprio mentre il mondo sembra avvicinarsi al precipizio di una nuova guerra globale.

In quel giorno, anzi in quella sera, saltano tutte le regole dell’informazione. Come un unico gigantesco organismo senziente, i network del pianeta si collegano tra loro. Non esiste più concorrenza, non conta più la febbre dello scoop o dell’esclusiva. Tutto cede il passo a una necessità primaria. Diffondere senza confini, attraverso televisori, computer e smartphone, la notizia da sempre nascosta dalla politica e da sempre attesa dall’uomo, ateo o credente che sia. Non siamo soli nell’universo. Del resto, come osserva una delle figure cardine del film, perché mai Dio avrebbe dovuto creare un universo infinito solo per gli uomini?

È questa la domanda chiave che aleggia da sempre nel cinema di Spielberg. L’autore che ha raccontato alieni ed extraterrestri persino nei registri più gravi conservando lo sguardo di un bambino che continua a desiderare l’incontro. È lo sguardo dei piccoli protagonisti di E.T. e A.I., ma anche quello, più stanco e disilluso, del Richard Dreyfuss di Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Disclosure Day, Colin Firth

Disclosure Day, Colin Firth

Si può dire, allora, che il nucleo genetico di Disclosure Day affondi proprio in quella gigantesca astronave di “Incontri ravvicinati”, intenta a comunicare attraverso quattro note. Qui, però, il linguaggio non è musicale. la lingua comune ai senzienti dell’universo è la matematica, accanto alla lettura del pensiero. Sono queste le due facoltà donate dagli alieni ai bambini Margaret e Daniel, poteri di cui comprenderanno davvero la portata solo da adulti, quando – con i volti di Emily Blunt e Josh O’Connor – dovranno opporsi all’omertà della politica e alla ragion di Stato, incarnate da un Colin Firth solido e impenetrabile, ma attraversato da una fragilità che finisce per incrinarne la corazza.

Se nella prima parte il film sembra faticare a prendere quota, frenato da una densità di riflessioni filosofiche e scientifiche che talvolta raffredda la suspense, è quando l’azione prende il sopravvento che l’opera decolla davvero. La sequenza della fuga sul treno, in questo senso, è esemplare. Ed è proprio quando i concetti si fanno più essenziali, più nudi e immediati, che il racconto trova la sua forma più persuasiva.

Locandina del film "Disclosure Day"

Locandina del film “Disclosure Day”

Scritto insieme al suo storico collaboratore David Koepp, Disclosure Day ritrova soprattutto nella parte centrale quella vena di umanesimo dickensiano tanto cara a Spielberg. È lì che la pietà, la compassione e il bisogno di verità finiscono per prevalere sulla violenza e sulla meschinità. Bassezze che il film riconosce come profondamente umane. Alcune scene, che è giusto non svelare, arrivano con precisione al cuore del racconto e lasciano un segno autentico.

Il momento culminante, e anche il più sinceramente emozionante, coincide con il finale, quando l’inevitabile si compie con buona pace di tutti gli antagonisti in campo: la verità resta l’unica risposta possibile, e nessuno può più esserne escluso.

Ma un buon film non deve limitarsi a fornire risposte.

Come ha affermato lo stesso Spielberg: «Credo davvero che questo film risponderà a molte domande. E, allo stesso tempo, vi porterà a farvene ancora di più.»

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