Nel punto cieco dell’immagine

Editoriale

Giugno 15, 2026

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Conversazione con Pierpaolo Lista

C’è una linea sottile, quasi impercettibile, in cui la realtà smette di essere dato e diventa costruzione. È esattamente lì che si muove Pierpaolo Lista, artista che ha trasformato il set in un laboratorio di visioni e la fotografia in un dispositivo critico.

Nelle sue serie in cui l’immagine nasce da un set allestito, la costruzione precede lo scatto e diventa parte dell’opera. Come definisce oggi questo rapporto tra scena, artificio e fotografia, e come è cambiato dopo le sue ultime residenze?

Per me la fotografia non è mai stata una semplice registrazione del reale, ma un processo di composizione. Nel mio studio ricostruisco realtà fittizie utilizzando materiali semplici come carta, filo di ferro e spago. Come ha osservato Gillo Dorfles, l’artificio non serve a ingannare, ma a creare una scena tra realtà e immaginazione, dove la fotografia diventa uno strumento di scrittura più che di riproduzione. Le residenze non hanno cambiato il mio approccio, ma hanno ampliato le possibilità da cui prendono forma i progetti.

In molte opere gli oggetti diventano veri e propri “attori” che generano narrazioni sospese. Come sceglie questi elementi e che tipo di tensione visiva cerca quando li inserisce nello spazio?

Scelgo quasi sempre oggetti comuni che, sottratti alla loro funzione, perdono la loro ovvietà e diventano figure evocative capaci di attivare associazioni e ricordi. La tensione visiva nasce dall’equilibrio tra presenza e assenza, tra la fragilità degli elementi e lo spazio che li circonda. Anche i titoli contribuiscono al racconto, ampliandone le possibilità di lettura e introducendo spesso un contrasto ironico o poetico tra parola e immagine.

Le sue residenze hanno spesso messo in dialogo la tua pratica con luoghi, comunità e architetture. Quale contesto ha inciso maggiormente sul suo modo di costruire l’immagine e quali processi site‑specific hanno lasciato un segno nella sua ricerca?

Ogni residenza ha arricchito il mio modo di osservare. A Cosenza, durante la residenza BocsArt, curata da Alberto Dambruoso, la condivisione di pratiche e visioni ha orientato la ricerca sul tema del movimento, inteso sia come spostamento fisico che come esperienza interiore. Qui ho realizzato due lavori sul tema del viaggio. A Cetara, nell’ambito del progetto Dove fioriscono i limoni. Un invito al viaggio tra arte e natura, ideato da Nicola Palma e Simona Tafuri, ho lavorato in relazione con il paesaggio. In occasione della mostra Il ritmo delle attese, curata da Stefania Zuliani, ho sviluppato installazioni (una giostra, un letto sospeso, una barchetta) che sono diventate un’esperienza fisica e percorribile.

A Villasalto, presso la galleria San Buttega, abbiamo organizzato, a distanza, il laboratorio d’arte QUO VADIS?, un gioco narrativo che ha coinvolto bambini e ragazzi nella scoperta del territorio, guidati dagli artisti Paul Frank Wagner e Angelica Manca. I partecipanti hanno realizzato delle polaroid disegnate con pastelli colorati, per indicarmi simbolicamente la strada verso la galleria. In continuità con queste esperienze, parteciperò a una residenza presso Il Cannito, a Capaccio Paestum, curata da Antonello Tolve, dove Controvento troverà una collocazione permanente, approdando a una forma definitiva. È nel confronto con luoghi e persone che il mio sguardo continua a evolversi.

Molte immagini sembrano trattenere un istante che non appartiene né al prima né al dopo. Come lavora sulla sospensione temporale e quali strategie utilizza per costruire questa dimensione quasi teatrale?

Per ottenere la sospensione lavoro per sottrazione, realizzando ambientazioni essenziali e disabitate. Pochi segni che appaiono in attesa, come se qualcosa fosse appena accaduto o stesse per accadere. L’assenza della figura umana lascia un vuoto apparente, ma aperto all’immaginazione dello spettatore, che è invitato a contemplare e completare la narrazione.

Dopo le ultime esperienze espositive e residenziali, quali aspetti della sua pratica sente di voler approfondire: la relazione con lo spazio, l’indagine sulla percezione o l’interazione con comunità e territori?

Il mio intento attuale è far dialogare la dimensione raccolta dello studio con i contesti aperti delle residenze. Sono esperienze complementari che si influenzano reciprocamente e mi permettono di interrogare il rapporto tra rappresentazione, percezione e luogo.

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