“Skippy muore” – Paul Murray

Editoriale

Luglio 2, 2026

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L’adolescenza nuda e cruda

Skippy muore è il nuovo romanzo del già noto scrittore irlandese Paul Murray. Il titolo anticipa come voglia parlare senza mezzi termini della difficoltà dell’essere adolescente al giorno d’oggi. Ma forse non vuole dirci solo questo.

La trama

Nelle prime quindici pagine l’autore ci dice che il protagonista, Skippy, muore mentre è in un negozio di ciambelle con i suoi amici. Tutti pensano sia morto per un infarto, ma la verità è ben diversa.

In circa 700 pagine, Murray ci fa capire cosa ci sia dietro a un’apparente morte “semplice” e cosa ci sia nella mente di giovani adolescenti. Il tutto viene presentato senza filtri, senza essere politicamente corretto, anzi.

Attraverso il flashback che copre tutto il romanzo, riusciamo a conoscere tutti i personaggi che gravitavano attorno a Skippy, soprannome per Daniel.

La storia si svolge solo nel college irlandese di Seabrook e i nomi principali sono circa una decina, tra cui gli amici del protagonista, la ragazza per cui ha una cotta, alcuni professori e i bulli che lo deridevano.

Daniel e i suoi amici sono i classici sfigati, un po’ nerd, che preferiscono stare tra loro piuttosto che avere una vita sociale. Eppure c’è di più: Skippy nasconde più di un segreto. Non solo la malattia della mamma, ma il suo continuo abuso di pillole.

È proprio questo abuso che sembrerebbe aver portato a un attacco di cuore improvviso, sommato alla grande delusione per un amore non corrisposto.

I temi

Paul Murray è molto abile nell’inserire dei temi importanti in un’apparente storia adolescenziale.

Il macrotema è sicuramente la morte e di come venga affrontata da tutti, di come una morte inaspettata di un ragazzino possa far male anche a chi di lui conosceva solo il nome. Del ruolo che la memoria ha in casi come questo.

La memoria come unico legame d’amore. Anche l’ossessione quasi dei suoi amici di rivederlo in luoghi che frequentavano insieme, di cercare di creare portali per riportarlo in vita, assumono connotazioni positive e ci fanno capire quanto alcuni legami sia così forti da voler, letteralmente, superare la morte.

«Se c’è un surrogato dell’amore, è la memoria».

Di contro, vediamo come gli adulti di riferimento nel testo cerchino in qualche modo di avallare ciò che è successo, di banalizzarlo. Perché, in fondo, anche loro sono colpevoli. Colpevoli non solo di un sistema scolastico che riesce solo a etichettare ragazzi problematici e un po’ più deboli emotivamente – come Skippy – come “pazzi”, ma colpevoli anche di altro. Infatti il preside, padre Green (potremmo definirlo il vicepreside), e l’insegnante di nuoto di Skippy sono dei pedofili. Anche se nel testo non viene mai usata questa parola, l’autore fa capire che è proprio questo un altro problema per i ragazzi del college.

Daniel, infatti, non vuole più andare a fare nuoto, sua grande passione, proprio per questo. L’allenatore non sarà mai punito, ma sarà solo cacciato dalla scuola. Anche questa è una denuncia di Murray contro un sistema che non funziona, una società che non vuole vedere i problemi, ma vuole solo allontanarli.

Un altro spunto di riflessione importante è l’abuso di pillole, di tutti i tipi (anche banalmente antidolorifici). Tutti, o quasi, ne fanno un uso costante per sfuggire ai problemi, per sentirsi più grandi o per avere più coraggio. Ogni singolo ragazzo nel testo ha a che fare con problematiche che non riesce a rivelare agli adulti perché quest’ultimi tendono a ridicolizzarli.

Per esempio, Lori, ragazza di cui è innamorato Skippy, soffre di anoressia perché i genitori hanno sempre voluto fosse una modella e la spingevano ad allenarsi costantemente e a non mangiare troppo, seppur questo non fosse ciò che lei voleva.

Conclusioni

Questo romanzo, andando contro tendenza rispetto al panorama odierno, non si preoccupa mai di essere politicamente corretto. Ha una scrittura incalzante, graffiante, a tratti cattiva, perché ci mostra ciò che non vogliamo vedere: quanta responsabilità possiamo avere nelle vite degli altri.

«È di storie che è fatta la nostra realtà, un numero infinito di minuscole storie che vibrano; c’era una volta in cui tutte le storie erano parte di una super-storia gigante, solo che poi questa storia si è frantumata in un fantastilione di pezzi diversi, ed è per questo che nessuna storia ha senso da sola, e così nella vita devi cercare di ricucirle, la mia storia nella tua storia, le nostre storie insieme a tutte le storie delle persone che conosciamo, fino a che non rimane qualcosa che Dio o chi per lui possa guardare come si guarda una lettera, o una parola intera addirittura…».

La riflessione sulla morte è, quindi, solo un assist lanciato sapientemente dall’autore per farci riflettere su quanto non si debba ignorare l’altro. Perché tutti, non solo gli adolescenti, hanno un mondo nascosto fatto talvolta di insicurezze.

Ancora una volta Murray si conferma come un autore che colpisce a fondo e chissà che questo titolo non possa essere tra i candidati di un futuro premio Strega.

 

 

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