Ulisse, il distruttore di mondi

Editoriale

Luglio 15, 2026

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La storia ha elevato questo personaggio a mito, Nolan lo fa tornare essere umano.

di Carmine Faiella

 

Un eroe, un uomo. Come siamo abituati a vedere nei film del regista, con le sue caratteristiche manipolazioni temporali, anche qui la narrazione si sviluppa su due linee parallele. La prima è quella del passato, con le gesta di Ulisse (Matt Damon) e dei suoi uomini. Nel tentativo di fare ritorno a Itaca vengono ostacolati dalla collera degli dèi, soprattutto di Poseidone, deciso a decimare il gruppo, ma anche dalle scelte dello stesso Ulisse, la cui natura politropa è tanto una qualità quanto una maledizione, perché causa di catastrofi e sofferenze.

Matt Damon nelle vesti di Ulisse.

Matt Damon nelle vesti di Ulisse.

 

Penelope (Anne Hathaway) poco prima di introdurre la prova dell'arco.

Penelope (Anne Hathaway) poco prima di introdurre la prova dell’arco.

La seconda linea temporale è quella del presente, ambientato a Itaca, dove il giovane Telemaco (Tom Holland) imita gli adulti per apparire forte e maturo, pur essendo ancora acerbo. Sua madre Penelope (Anne Hathaway), al contrario, è granitica nel tenere a distanza i pretendenti che vorrebbero sposarla per salire al trono, primo fra tutti Antinoo (Robert Pattinson), capo dei Proci. Penelope ha promesso che, una volta terminata la tela che sta tessendo, sceglierà un nuovo sposo. Eppure, non avendo alcuna reale intenzione di farlo, di giorno la tesse e di notte, quando nessuno la vede, la disfa.

A questo presente si affianca quello di Ulisse che, trattenuto sull’isola di Calipso (Charlize Theron), cerca di ricordare le proprie gesta, rimosse come fossero un trauma. È proprio questa dimensione traumatica a restituire a Ulisse la fragilità e le angoscie tipiche degli esseri umani.

C’è il rimpianto per non aver reso i dovuti onori ai morti che, di tappa in tappa, si accumulano lungo il viaggio. Soprattutto c’è l’angoscia di aver distrutto un’intera città, una civiltà: Troia. È quest’ultimo il dolore che tormenta Ulisse più di ogni altro, una sofferenza che viene impersonata dalla stessa dea Atena (Zendaya), che vediamo seguire Ulisse nel suo viaggio di ritorno, ma che solo in seguito scopriamo essere il ricordo di una ragazza uccisa sotto i suoi occhi durante l’assalto alla città.

 

Un’atomica di legno e bronzo

Il cavallo di Troia mentre viene trasportato verso la città

Il cavallo di Troia mentre viene trasportato verso la città.

Un assalto vittorioso grazie all’intuizione del cavallo, reso da Nolan in una veste molto più estetica ed epica di quella vista nel film Troy. Un’invenzione che ricorda quella della bomba atomica di Oppenheimer, capace di rendere entrambi «morte e distruttori di mondi». Due uomini con le mani sporche di sangue, pentiti di un’invenzione che ha portato solo dolore. Ulisse si pente nel momento stesso in cui vede Troia in fiamme e distrutta. Capisce di essere andato contro il proprio credo più profondo, quello su cui aveva fondato la sua Itaca. Doveva seguire la legge di Zeus: un insieme di principi, tra il quale c’è quello di accogliere qualsiasi straniero con cibo e acqua, e lo stesso rispetto deve ricambiare l’ospite nei confronti del padrone di casa, il quale non deve abusare della generosità della casa né la sicurezza di essa.

Ulisse ha tradito la fiducia dei troiani, e in particolare quella del giovane Sinone (Elliot Page), che ignorava il vero scopo del Cavallo e credeva fosse davvero solo un dono. Sinone morirà, per mano del Cavallo, di una morte insignificante e non perdonerà mai a Ulisse di non avergli concesso una degna sepoltura.

 

Ritornare per ricominciare

All’interno del film ricorrono rimandi che danno alla narrazione una struttura circolare: sguardi, oggetti, dettagli, tutte tecniche a cui Nolan ci ha abituati. Ma l’elemento che più passa in sordina è proprio il cavallo, il nascondiglio. Questo stratagemma permette a Ulisse di vincere la battaglia, nello stesso modo in cui un travestimento gli permetterà di sbarcare a Itaca. Straniero in patria, attuerà la propria vendetta contro i Proci senza essere riconosciuto, se non dal fedele Argo.

Un ritorno a casa che è anche un ritorno a sé stessi e alla capacità di dare fiducia al futuro. Affidando Itaca al giovane Telemaco, Ulisse e Penelope lasciano la città per vivere finalmente il proprio amore, ma anche per rendere omaggio ai caduti incontrati nell’Ade.

Un film che apre a una riflessione sul ricordo e sulla distruzione culturale e umana che le guerre portano con sé, sulle vittime di una violenza voluta da altri i quali molto spesso vengono dimenticati. Una storia che ha più di duemila anni ma che, come tutte le grandi storie sull’essere umano, sa adattarsi a ogni epoca. Forse perché parla di temi universali, o forse perché non siamo mai davvero cambiati. Non lo sappiamo, ma una domanda resta certa: saremo in grado di ricostruire una nuova civiltà, dopo aver distrutto tutto?

 

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