L’IA sfida l’animazione al Festival di Annecy (e oltre)

Editoriale

Luglio 18, 2026

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Mentre una coproduzione italiana vince, il dibattito sull’IA entra nel vivo

 

Il 27 giugno finiva l’Annecy International Animation Film Festival, tra le più importanti manifestazioni dedicate al cinema d’animazione. Sul podio una coproduzione italo-spagnola-singaporiana, La violinista di Ervin Han e Raúl García, aggiudicatasi miglior film e colonna sonora. D’altro canto, nel corso della competizione non sono mancate le polemiche. Come riportano Cartoon Brew e Le film français, infatti, il pubblico si è scagliato contro un film della sezione corti. Critiche talmente dure a cui il direttore artistico, Marcel Jean, ha risposto tramite “un inusuale comunicato stampa”.

Al centro della controversia è Hisko Hulsing, regista, pittore e storyboard artist olandese classe 1971. Noto per Junkyard (2012), vincitore all’Ottawa Animation Film Festival, e Undone (2019), premio della giuria proprio ad Annecy. Inoltre, ha contribuito alle sequenze animate di Kurt Cobain: Montage of Heck, primo documentario “ufficiale” sul frontman dei Nirvana. La sua ultima opera, l’horror-musicale Danse Macabre, ha suscitato grandi proteste nel corso della sua proiezione al festival francese.

 

L’IA nel processo creativo

Fin dalla sua realizzazione, l’autore non ha mai nascosto l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Al contrario, ha pubblicato interviste e materiale del dietro le quinte in cui spiega il processo creativo dietro l’opera. In particolare il team, suddiviso in quattro paesi per ogni studio d’animazione, è partito dagli storyboard dipinti da Husking – realizzati su reference in green screen – ciascuno animando personaggi ed elementi diversi. L’IA, spiega il regista, è stata impiegata attraverso la creazione di un modello allenato sui suoi dipinti. Ciò ha permesso di creare effetti di luce il più naturali possibile, in linea con gli sfondi a olio.

La reazione della sala

La protesta si è concentrata in due momenti, prima e dopo la proiezione. Secondo Husking, un centinaio di persone avrebbero lasciato la sala «prima ancora che il film iniziasse». I fischi sono arrivati sia in quel momento sia sui titoli di coda. Gli spettatori avrebbero indossato magliette e sticker riportanti la grafica “Let’s Stop Generative AI”, “fermiamo l’IA generativa”. In un video pubblicato su Instagram dall’animatrice Gagandeep Kaur Chahal, si scatena l’indignazione del pubblico. «Vaffanc***. Questa è la fine dell’arte, voi del Festival dovreste vergognarvi. Noi artisti siamo stanchi».

L’autrice del video, facente parte del collettivo The Human Made Mark, si è resa disponibile a parlare con noi della questione in una prossima intervista, che pubblicheremo sempre qui su Il Novelliere.

Hulsing si è dichiarato “deluso” dalla reazione, concentrata sulle tecniche utilizzate piuttosto che sul contenuto del film. «È un film molto attuale. Riguarda ciò che sta succedendo nel mondo in questo momento», sostiene. Per Jamie Lang di Cartoon Brew, l’opera rappresenta «un’allegoria anti-militarista ispirata dall’ascesa degli autoritarismi e dai conflitti globali in corso».

In coda alla proiezione, il regista ha risposto alle domande del pubblico affermando di «non aver nulla da nascondere». Poco prima, però, ai fischi del pubblico ha controbattuto con un dito medio (per cui non intende scusarsi). Si definisce «un tipo da Vecchio Testamento, ora da Nuovo. Il mio mantra adesso è ‘kill them with kindness’ (‘uccidili con la gentilezza’)».

 

Una “caccia alle streghe”

In un comunicato condiviso con Cartoon Brew, il direttore artistico del festival Marcel Jean ha condannato le contestazioni pur riconoscendo i timori che tanti animatori hanno circa l’impatto dell’IA sull’industria.

Condanno le manifestazioni che hanno avuto luogo dopo la proiezione del cortometraggio Danse Macabre, diretto dal celebre regista olandese Hisko Hulsing.

Pur comprendendo le preoccupazioni sollevate dal potenziale utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore, nonché i timori relativi alla proprietà intellettuale e all’occupazione, non posso tollerare una caccia alle streghe rivolta contro il lavoro di artisti che esplorano con trasparenza le possibilità offerte da questi nuovi strumenti.

Hisko Hulsing ha vinto il Gran Premio all’Ottawa International Animation Festival (OIAF) nel 2014 con Junkyard. Ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e regista della serie Undone (2019), creata da Kate Purdy e Raphael Bob-Waksberg, premiata ad Annecy nel 2020. Ha, inoltre, realizzato le sequenze animate per il lungometraggio The Last Hijack, diretto da Tommy Palotta e presentato in concorso ad Annecy nel 2014. Mi sembra del tutto ingiustificato che un artista con un curriculum e una credibilità del genere venga preso di mira, quando il suo lavoro solleva con onestà interrogativi su come questi strumenti possano essere utilizzati per affrontare determinate sfide tecniche.

L’intelligenza artificiale esiste, influisce su ogni ambito della nostra vita e non scomparirà da un giorno all’altro. Nascondere la testa sotto la sabbia non risolverà il problema. Abbiamo la responsabilità collettiva di prestare attenzione a ciò che sta accadendo, di riflettere e di sperimentare al fine di stabilire dei limiti adeguati al suo utilizzo.

Il festival di Annecy non è nuovo a questo tipo di polemiche. Anche nel 2024, le critiche furono scatenate dalla selezione di quattro corti in competizione, creati parzialmente con l’utilizzo di IA. Jean giustificò la decisione sostenendo la responsabilità dei festival di approcciarsi alle nuove tecnologie invece che ignorarle. Al contempo, per il direttore artistico, inserire un film in programma non significherebbe supportarne ogni strumento utilizzato. Lo scorso anno, invece, una coalizione internazionale di sindacati dell’animazione pubblicò un manifesto descrivendo l’IA e le sue conseguenze come un’emergenza nell’industria.

Lo stesso Hulsing sostiene di condividere le ansie dei tanti artisti dell’animazione. «Capisco cosa li spaventi. Io ho perso il mio lavoro nello storyboard». L’artista ha dichiarato che, nel corso della sua carriera, dedicava un giorno a settimana a realizzare storyboard per progetti pubblicitari e sostenersi, così da poter lavorare gli altri sei a opere più sperimentali.

 

Il dibattito oltre il festival

In una situazione in continua evoluzione, la disputa è ben lontana dall’essere risolta, tanto nell’industria cinematografica quanto nel settore dell’animazione. Nelle scorse settimane Martin Scorsese ha confermato il sostegno a Black Forest Labs, startup creatrice di AI tool nello storyboarding. Ciò ha suscitato l’ira di tanti cinefili, che lo hanno additato come un “traditore”. Fino a qualche mese fa, si discuteva del film di Andrea Gatopoulos, The Eggregores’ Theory. Presente anche alla Settimana Internazionale della Critica, la sua candidatura ai David era stata criticata dall’ANAC, l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici.

Ma il dibattito non si ferma soltanto alle tecniche utilizzate. Se l‘Academy ha escluso dalla prossima edizione degli Oscar attori e sceneggiatori generati con l’IA, Hollywood si prepara al lungometraggio con protagonista Tilly Norwood, il primo avatar-attrice della storia del cinema. La produzione è già al centro dei riflettori, tra aspre critiche e accuse di conflitto d’interessi: a realizzare il film, infatti, sarà Particle6, l’azienda proprietaria di Norwood.

L’opinione sembra polarizzarsi sempre di più. Ciò che sorprende, nella gran parte dei casi, è la differenza anagrafica che porta a un vero e proprio scontro generazionale. Da una parte cineasti affermati che hanno, per molto tempo, auspicato a una rivoluzione tecnologica simile per facilitare il processo creativo dei filmmaker e democratizzare lo strumento cinematografico. Dall’altra giovani stanchi del mondo digitale, dei social e dell’AI slop, rivolti a un nuovo modo di fare cinema, come dimostrano i recenti successi al botteghino. Vedremo chi la spunterà.

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