Venezia83 – “Qui non è Hollywood”

Editoriale

Luglio 24, 2026

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Presentata la nuova edizione della Biennale Cinema fra sorprese, dibattiti e opere attese

«Un rituale». Così Alberto Barbera, Direttore artistico della Biennale Cinema, ha definito la conferenza stampa di presentazione della nuova edizione della mostra del cinema: Venezia83. Sì, perché questa conferenza non è un semplice incontro con la stampa, è anche un modo per aggiornare appassionati, addetti ai lavori e pubblico sui lavori annuali della Biennale, sulla situazione generale del cinema e sulle novità festivaliere.

La presentazione del programma dice già tanto sulla situazione generale del cinema mondiale, perché anno dopo anno la presenza di Hollywood a Venezia diventa sempre più esigua. Non perché la Mostra abbia perso slancio o sguardo, dato che fino a pochi anni fa per qualche edizione è stata anche l’anticamera o meglio l’anticipazione degli Oscar, bensì Hollywood – come dichiarato in queste ore dallo stesso Barbera a vari organi di stampa – è in una fase di ridefinizione culturale e di mercato.

In concorso

Su questo è esemplificativa la presenza di Primetime diretto dal giovane talento Lance Oppenheim (nel cast figura Robert Pattinson), lanciato da A24. Casa di produzione che sta proprio caratterizzando il mercato statunitense (pensiamo quest’anno al fenomeno Backrooms oppure a Obsession). Horror e animazione che stanno prendendo il soprassalto rispetto agli altri generi americani, seppur il film di Oppenheim pare che calchi le tendenze del nuovo true crime.

In mancanza della macchina dei sogni hollywoodiana e delle grandi star (seppur gli ospiti attesi siano di grandissima caratura), spiccano l’Europa e il cinema orientale. Su fronte europeo di rilievo in concorso sono Ink di Danny Boyle, Dau di Ilya Khrzhanovsky. Quest’ultimo un progetto lungo e tortuoso durato vent’anni su un aneddoto storico di scienziati est-europei agghiacciante. E Bunker di Florian Zeller, il quale torna alla regia dopo il dittico di esordio The Father (2020) e The Son (2022).

Cinema orientale presentissimo, dopo la delusione dell’anno scorso poiché il favorito No Other Choice non portò nulla a casa, grazie al nuovo film del maestro Koreeda dal titolo Look Back, adattamento di un celebre manga. Poi, Possible Love di Lee-chang dong, A bit of light di Ali Asgari e Mr Nelson, did you kill people? Di Shinya Tsukamoto.

Corposa la presenza dei film italiani. Succederà questa notte di Nanni Moretti, che torna 37 anni dopo in concorso alla mostra. L’estranea di Paolo Strippoli, che fu la grande sorpresa dello scorso anno con La valle dei sorrisi. Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis e The Echo Chamber di Andrea Pallaoro.

Come postilla è importante segnalare il ritorno di Casey Affleck alla regia con Company e dopo l’impasse a Cannes arriva in concorso anche l’atteso Fucking Bastard di Werner Herzog.

Le altre sezioni

Forse ancora più curate degli scorsi anni le sezioni Fuori-concorso, Spotlight e Orizzonti (dove qualche film di queste categorie poteva forse andare in concorso). Si denota come la Biennale non le ritenga puramente completive per il programma, ma caratterizzanti e in armonia con la sezione concorsuale.

Addirittura il fuori-concorso ha tre sottosezioni: fiction, non-fiction, film on films (senza contare anche tre cortometraggi, dove ce n’è uno diretto dalla Presidente di Giuria Maggie Gyllenhaal). In generale nel fuori-concorso fanno strizzare l’occhio: Scherzetto di Mario Martone, Nessun Dolore di Gianni Amelio, The basics of philosophy di Paul Schrader. Dio Ride di Giovanni Veronesi (film di chiusura della mostra), Imperium di Sergei Lonitzsa. Oasis: dont look back anger, From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor di Wim Wenders e Joie de Vivre di Luca Gudagnino, un documentario di omaggio al cinema di Bernardo Bertolucci di ben 435 minuti.

Orizzonti è un’altra sezione con corposa presenza di regia italiana con Anna Foglietta, Edoardo Gabbriellini, Tommaso Landucci e Alina Marazzi. Tale dato apre una riflessione che sta echeggiando sul web, soprattutto in riferimento alla presenza della regia femminile nel concorso. May el-Toukhy è l’unica in concorso a Venezia83 col film Woman Unknown, insieme ad altre diciannove regie tutte al maschile. Un dato che non è passato inosservato non solo al parterre femminile ma anche all’opinione pubblica.

Molti hanno giudicato la singola presenza come dovuta, e non come uno sguardo approfondito e attento sul mondo della regia femminile, principalmente italiana, che in questi anni sta rappresentando in positivo ai festival e alle cerimonie il nostro cinema. Tuttavia, tale dato uscito dal programma di Venezia83, rappresenta il come bisogna ancora lavorare, soprattutto per quanto riguarda giovani autrici e autori, per formare e valorizzare la regia femminile, facendo esprimere talenti o registe che già si sono fatte notare con opere prime

Venezia83

Locandina ufficiale 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Ritorno alla mission e alla vision tradizionali

Il programma di Venezia83 conferma la volontà festivaliera di tornare alla tradizione di tali kermesse, ossia indagare le nuove autorialità e le inedite voci di una settima arte in profondo mutamento tecnico/tecnologico, ideologico e di mercato. Le vittorie negli ultimi due anni di Jim Jarmusch e Pedro Almodóvar, rispettivamente con Father Mother Sister Brother e La stanza accanto, non hanno rappresentato soltanto un omaggio di carriera a due grandi autori, ma la volontà della Mostra di dare maggiore spazio ad un certo tipo di cinema.

Nel suo divenire negli anni sempre più glamour, sfarzosa, lussuosa, commerciale e trend, Venezia sta tentando di solidificare la sua aura e di prendersi la responsabilità di promuovere le nuove derive del cinema, difendendo la sala e la creatività attraverso una mediatizzazione dell’autorialità.

Appuntamento con Venezia83 stavolta direttamente nel mese di settembre (perché anche il mutamento del clima e il post-Covid sono un tema dentro l’intera digressione), dal 2 al 12, per un nuovo viaggio rigorosamente in vaporetto verso le sale buie che permeano la costa del Lido.

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