Il film è stato presentato alla Rassegna Cinematografica internazionale di Messina
Ci sono voluti 40 secondi ai fratelli Bianchi e ai due complici Mario Pincarelli e Francesco Belleggia per commettere un macabro gesto, quello di uccidere Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di 21 anni che, coraggiosamente, ha voluto difendere un amico durante una rissa. 40 Secondi è anche il titolo del film con cui Vincenzo Alfieri racconta proprio questa storia. Mostra allo spettatore i punti di vista dei personaggi e le varie sfaccettature di una vicenda che, purtroppo, ha segnato profondamente il nostro paese.
In precedenza, il film ha partecipato al concorso della 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma, dove la giuria gli ha assegnato il premio speciale al miglior cast, che riunisce nomi importanti come Sergio Rubini, Francesco Di Leva, Maurizio Lombardi e Francesco Gheghi.

Trama
La triste storia è già nota: alle tre del mattino del 6 settembre 2020 Gabriele e Marco Bianchi (nel film chiamati Lorenzo e Federico) pestano a morte Willy davanti agli amici e ad altri testimoni. Il maresciallo in borghese Ludovico riesce a rintracciare i fratelli e altri due ragazzi in un bar e li invita a recarsi in caserma per l’interrogatorio. Da quel momento il film ricostruisce le ventiquattro ore che precedono l’accaduto, seguendo le storie delle persone coinvolte.

Non solo Willy: anche gli altri sono vittime
Alfieri snoda i nodi della trama attraverso le prospettive dei vari personaggi, tessendo per ognuno un filo che li lega inevitabilmente all’omicidio di Willy. Mostrando anche pensieri, caratteri frammentati e momenti di tensione che presto sfociano nel dramma. Nel film, la vittima non è soltanto il giovane ragazzo, ma anche i personaggi con le loro storie personali non sono affatto escluse da un ambiente provinciale complesso.
In particolare vediamo il giovane Maurizio che sogna una vita diversa e trova in un giro di delinquenza e violenza la possibilità di avere riscatto e rispetto, nonostante abbia un carattere profondamente distante. Michelle conduce una vita attiva e soddisfacente, ma vuole trasferirsi in una grande città e si scontra con il fidanzato Cristian che non la appoggia. E la spregiudicatezza, la violenza e la rabbia dei fratelli Bianchi affonda le radici in una famiglia pessima. Tutti esprimono una tensione che, per tutto il film, agisce come disturbante sottofondo e che conferma ulteriormente la fragilità comune dei personaggi.
In virtù di ciò, Alfieri si mette molto vicino ai suoi personaggi con la macchina da presa, sfruttando primi piani ravvicinati che da una parte enfatizzano il sorriso genuino di Willy e dall’altra l’efferata violenza degli sguardi degli assassini.

Una violenza latente
Nonostante una recitazione esasperata in alcuni tratti, 40 secondi presenta una narrazione secca che non banalizza il dramma, ma lo amplifica in ogni scena. Anche durante gli ultimi momenti di vita di Willy mentre parla con gli amici o quando propone un nuovo piatto allo chef Tocai.
La scelta di Alfieri traduce la volontà necessaria di far trasparire l’amarezza e un forte senso di frustrazione che nasce nel vedere come una giornata qualunque possa in realtà nascondere un insieme di tensioni, conflitti silenziosi e relazioni pessime pronti a esplodere da un momento all’altro. È proprio questa capacità di trasformare una vicenda di cronaca in una riflessione sulla violenza quotidiana a rendere 40 secondi un film doloroso, ma necessario.
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