“Life Is Still a Highway”

Editoriale

Settembre 21, 2026

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Vent’anni di Cars – Motori Ruggenti

Nel lontano agosto del 2006, all’uscita del settimo lungometraggio Pixar Cars, un’intera generazione aveva appena compiuto quattro o cinque anni. Si tratta dei nati nei primi anni Duemila, quelli che avrebbero vissuto l’epoca Disney-Pixar successiva ai primi capolavori. Dopo i due Toy Story e Monsters & Co., infatti, arrivarono Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili e, appunto, Cars. Oggi, 2026, l’opera di John Lassater torna in sala e quella generazione, di anni, ne ha ormai venticinque.

Pur volendo evitare nostalgici sentimentalismi, i venti anni dall’uscita di Cars – Motori Ruggenti marcano vent’anni di vita passata. Per intenderci, è la versione Gen-Z di chi in questi giorni assiste in lacrime alla reunion degli Oasis. Eppure questi vent’anni sono andati nel passaggio dalla corsia di marcia a quella di sorpasso, dall’infanzia all’età adulta. Segnati dal mito dell’individualismo, dell’impegno che verrà eventualmente premiato e della velocità.

Una delle prime inquadrature dall'introduzione di Cars - Motori Ruggenti

«Velocità. Sono velocità.» Così si apre il racconto di Saetta McQueen (doppiato da Owen Wilson), giovane e sfacciata stella della Piston Cup pronta a guadagnarsi la sua prima vittoria del campionato. A dargli filo da torcere, l’arrogante Chick Hicks (Michael Keaton) e il veterano Strip Weathers detto “il Re” (Richard Petty).

«La leggenda, l’eterno secondo e il novellino»: quante volte abbiamo assistito a scontri simili in ambito sportivo? Il triangolo ricorda il clamore della sfida in MotoGP tra Rossi, Lorenzo e Marquez del 2015. Nella realtà come nella finzione, in un finale altrettanto adrenalinico (sebbene il novellino fosse schierato dalla parte opposta), a vincere quell’edizione del mondiale fu l’eterno secondo, mentre la leggenda venne consolata dall’affetto del pubblico.

Proprio tale aspetto rende Cars, in primo luogo, un gioiellino dedicato ai fan delle corse, siano di F1 o NASCAR. L’attenzione al dettaglio automobilistico spazia dalle chicche citazionistiche – in italiano Gianfranco Mazzoni, Ivan Cappelli e Giovanni Di Pillo interpretano le loro controparti animate; le voci di Guido e Luigi sono quelle di Alex Zanardi e Marco Della Noce, mentre la Ferrari che compare nell’epilogo è la versione a quattro ruote di Michael Schumacher – alla fedeltà estetica e sonora (indimenticabile il rombo del V8 sotto il cofano dell’atleta scarlatto) dei modelli, disegnati basandosi sulle reali vetture della competizione americana.

Gli abitanti di Radiator Spring in Cars - Motori Ruggenti

Al di là del risultato agonistico, le lezioni apprese da Saetta attraverso la sua parabola sono due. La prima: perdersi per ritrovarsi, perché a volte bisogna «sterzare a destra per andare a sinistra». Con l’arrivo a Radiator Springs, McQueen capisce di non poter vincere da solo. Così, grazie agli irresistibili amici della Route 66, il bolide passa dalla spocchia del principiante all’umiltà dell’esordiente. Con ancora tanto da imparare: dalla spontaneità di Carl Attrezzi; dalla quiete ritrovata da Sally nella cittadina sperduta. Soprattutto, da un campione come Doc Hudson, l’Hornet vincitrice di tre Piston Cup di fila dal ’51 al ‘54.

Sono le sue vittorie a rivelargli quanto sia inutile affannarsi per quelle «coppe vuote», a smascherare la loro insensatezza. Quando il sistema non può più sfruttarti, quando i giorni di gloria appartengono al passato, cosa rimane? Coltivare i rapporti e la lentezza (quella vera, non da cartolina sbiadita) in una vita che corre ormai troppo. Certo, Rascal Flatts ci insegna che «la vita è un’autostrada», ma non la si può passare sempre in corsia di sorpasso. Talvolta bisogna saper rallentare, viaggiando a velocità di crociera, per comprendere che – come nel dramma di Calderón de la Barca – la vita è sogno. O, secondo le note dei the Chords, Life Could Be a Dream.

 

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Lorenzo Di Paola

Laureato in Lingue, cerco di capire cosa fare nella vita. Nel frattempo lavoro e parlo di cinema, partecipo a festival e shitposto nel tempo libero.

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