Un viaggio di cinquant’anni nella vita di Carlo Nesti

Settembre 30, 2023

Intimo, nostalgico: Nesti torna in libreria con “La vita è rotonda“, un’aubiografia imperdibile

Volto iconico della Rai per tre decadi, voce storica che ha accompagnato milioni di telespettatori nel viaggio dei grandi mondiali di calcio, Carlo Nesti torna in libreria con il suo ultimo libro.  “La vita è rotonda” (Saggese Editori) è la sua autobiografia ufficiale, “un diario esistenziale del pallone” in cui il celebre telecronista sportivo annota tutti i momenti significativi della sua vita e della sua carriera, sullo sfondo delle partite più memorabili della storia del calcio. Le vicende personali si intrecciano, infatti, a quelle sportive, in una vita spesa al servizio delle sue più grandi passioni: il pallone, il microfono e la penna.

 Dagli anni Settanta ai Duemila, il resoconto di quasi cinquanta anni di emozioni, aneddoti e disavventure: dalle prime trasferte in campi internazionali alle partite maledette, dalla lunga esperienza in Rai alla telecronaca di sei Mondiali e sei Europei. Una testimonianza intima e velata di nostalgia degli episodi che hanno segnato il bello e il brutto del calcio, e lo hanno visto appassionato interprete e protagonista di un giornalismo in continuo mutamento, dalla carta stampata alla radio, dalla televisione al mondo del Web.

Carlo Nesti consegna ai suoi lettori un lavoro nuovo, diverso dai precedenti, e capace di emozionare. “La vita è rotonda” è una porta che dà accesso a quella parte del giornalista tenuta sempre – e giustamente – lontana dalle telecamere. È un biglietto di sola andata per un viaggio di cui l’autore è prezioso compagno, proprio come suo costume in tutti questi anni di onorata e invidiabile carriera.

Carlo Nesti

Carlo Nesti

Scrivere un’autobiografia costringe all’esercizio di guardarsi indietro e tirare le somme. Cosa ha pensato quando ha messo l’ultimo punto all’ultima pagina del suo libro?

Ho pensato che sarebbe stato l’ultimo libro della mia vita, per cui meritava una cura particolare. Infatti, è una autobiografia e un consuntivo: un effettivo “tirare le somme” della carriera.

 Il telecronista diventa un compagno di viaggio al quale ci si affeziona, che rapporto ha mantenuto con i telespettatori?

L’ho mantenuto attraverso Facebook, con il mio NESTI Channel, che dura da 21 anni. Sono felice di essere ricordato come persona moderata, per valori non solo professionali, ma anche umani.

Come è cambiato il modo di fare telecronaca negli anni?

Si è passati da una a più persone coinvolte, per cui si parla molto di più. Devo dire: a volte troppo, per cui si ha l’impressione della radiocronaca, più che della telecronaca.

Ritiene che il nuovo modo di raccontare le partite sia specchio di una società che è cambiata, più spinta all’intrattenimento rispetto all’informazione, o è conseguenza di necessità di altro genere?

La molla del cambiamento è la rincorsa all’audience. Per aumentare gli ascolti, si tende a dare una importanza eccessiva a eventi, che meriterebbero la normalità cronistica, e non l’enfatizzazione.

Quello con la Rai è stato un amore trentennale, tanto da renderla uno dei volti iconici dell’emittente. Cosa ritiene abbia dato Carlo Nesti alla Rai e cosa la Rai a Carlo Nesti?

La Rai mi ha dato molto. Io, alla Rai, ho dato moltissimo. La Rai mi ha regalato un’infinità di giorni adrenalinici, soprattutto come telecronista. D’altro conto, è stata quella la mia vocazione.

Carlo Nesti

Carlo Nesti

Difficile credere in una condizione di costante idillio in un rapporto così longevo. Quale ritiene essere stato il periodo più bello in RAI; quale, invece, quello più complesso?

Curiosamente, i trent’anni sono divisibili a metà. Fantastici i primi sedici, dal 1980 al 1996. Problematici i successivi, dal 1996 al 2010.

Nella vita, a nessuno può andare tutto bene: questa è la mia filosofia.

Tanti mondiali raccontanti, di cui ben due vinti. Un primato che condivide con Nicolò Carosio. Quali differenze e quali punti in comune ha trovato nelle due nazionali vincenti da lei seguite? E ci indichi, se c’è stata,  una formazione che a suo parere avrebbe potuto vincere e ha sprecato l’occasione.

Il 1982 è la punta dell’iceberg delle emozioni: nulla di più romanzesco ed esaltante. Il 2006 è stato favorito da un tabellone propizio. Avrebbero meritato di più le Nazionali del 1978 e del 1990.

Una penna, la sua, che va oltre il giornalismo. Da paroliere musicale ad autore di libri di narrativa cristiana. Quanto ancora c è da scoprire di Carlo Nesti?

Vorrei dire “molto”, ma credo di avere dato il massimo. Ora vorrei diventare un cristiano sereno. “Cristiano” lo sono. “Sereno” non sempre. Chiedo a Gesù di essere più in pace con me stesso. Niente di più.

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