Arpeggi d’Anima: un viaggio sentimentale tra arte e libertà

Dicembre 1, 2023

Alessio Rega veste i panni dell’autore e regala un libro emozionante e privo di compromessi

Svevo ha settantatré anni e vive nel suo buen retiro a Molfetta, in Puglia: qui si dedica alla pittura, anche se è costretto ad accontentarsi di commissioni di arte sacra che provengono da politicanti che disprezza. In occasione della presentazione della sua nuova Madonna, Svevo incontra per la prima volta dal vivo Anna, talentuosa giovane arpista utilizzata come modella inconsapevole per il suo quadro. Nei dodici mesi in cui si frequentano, Svevo si lascia sconvolgere dalla freschezza e dall’ambizione della ragazza, dando il via a un viaggio sentimentale fra l’Italia e la Corsica (dove i due andranno alla ricerca del figlio di Svevo, da lui mai conosciuto e riconosciuto), che costringerà entrambi a guardarsi dentro guardando nell’altro.

Cosa sceglierà Svevo quando si renderà conto di essere d’ostacolo alle ambizioni di Anna, e di aver ricoperto la sua giovane esistenza di un velo di malinconia? E Anna sarà all’altezza di raccogliere la lezione del suo troppo amato maestro, dedicandosi all’anticonformismo e alla ricerca della libertà?

Questi gli interrogativi intorno ai quali ruota la trama del nuovo romanzo di Alessio Rega, giornalista e editore.

La tela di Svevo (Les Flâneurs Edizioni) è un viaggio dal sapore dolce-amaro, descritto da una penna matura, che accompagna il lettore tra suggestioni e riflessioni.

La domanda “Quale tipo di libro vorrei leggere e pubblicare come editore” ha mai condizionato la stesura di Anna e Svevo? Se sì, in che modo i temi toccati e le loro declinazioni tra le pagine hanno risposto al quesito?

Non mi sono mai lasciato influenzare da quello che il mercato editoriale richiede, non sono mai sceso a a compromessi. La storia che ho scritto è esattamente quella che volevo raccontare. Ho sempre immaginato Svevo come un personaggio capace di fare breccia, nel bene o nel male, nel cuore dei lettori.

In che modo la situazione di Svevo, costretto a dipingere commissioni di arte sacra, riflette sul tema più ampio dell’artista e della sua integrità creativa?

È un po’ lo specchio del nostro tempo. Gli artisti, per sopravvivere, alle volte sono costretti a piegarsi alle logiche di mercato. Ma Svevo può permetterselo perché pur rispondendo a una commissione che gli viene fatta pretende la massima libertà espressiva. Nel romanzo ci sono riflessioni amare su quello che significa fare arte oggi. E le considerazioni di Svevo valgono per ogni campo artistico, dall’editoria alla musica.

Cosa hanno trovato nell’altro Anna e Svevo e quali aspetti si sono dimostrati, invece, punti di disgiunzione?

Sono due anime affini, l’irrequietezza è il tratto che li accomuna. Si sono specchiati l’uno nell’altra e per questo motivo si sono riconosciuti. Essendo entrambi artisti, la sensibilità è un altro aspetto che condividono. Tuttavia, tra di loro c’è una differenza di età di cinquant’anni. Una distanza quasi incolmabile per alcuni versi. Se da un lato c’è Svevo, ormai disilluso e disincantato dalla vita, dall’altro c’è Anna che invece è un fiume in piena, ha tutto l’ardore giovanile con le conseguenze che questo comporta.

Qual è il ruolo della comprensione intergenerazionale nel messaggio più ampio del libro sul tema della libertà di espressione?

C’è un tema molto importante nel mio romanzo che è quello di non lasciarsi mai influenzare dal resto del mondo e di provare a realizzare i sogni che ci portiamo dentro.

Svevo spinge Anna a fare quello che sente senza lasciarsi condizionare dalla sovrastrutture culturali e dal perbenismo. Il suo insegnamento riguarda sia gli aspetti professionali sia quelli sentimentali.

È passato un po’ dall’ultima stesura. Com’è cambiato Alessio dall’ultimo libro scritto?

Sono passati ben nove anni dal mio primo romanzo. Quindi sono cambiato tanto, nel frattempo ho aperto una casa editrice e tutta la mia vita è profondamente diversa. Sono aumentate le mie consapevolezze soprattutto ho fatto pace con me stesso.

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