Ginestra, quando un disco ti parla al cuore

Dicembre 3, 2023

Il viaggio emozionale nell’universo sonoro di Susanna Reppucci

Cantautrice, performer e “ricercatrice di bellezza”, Susanna Reppucci è partenopea, curiosa ed appassionata di musica, condivisione, teatro, risate, danza, natura, arte, letteratura… Ha sempre amato il suono di una chitarra, quel corpo che ha sul ventre, tra le braccia, e vibra, sussurra, danza con lei. Sente il mondo acustico, quell’intimità che riesce a toccare, come la sua radice. Ama scrivere, cercare di “distillare un senso sorprendente da significati ordinari”. Nel 2023 pubblica il suo primo Ep Ginestra” , in cui racconta con autenticità e audacia storie vere.

“Lascio la luce accesa”, singolo del disco, vince il premio “Colonna sonora che più ha emozionato” al festival “Salerno in Cortocircuito”, accompagnando il cortometraggio denuncia “Per averci creduto”, scritto dalla psicoterapeuta Sandra Pagliuca, protagonista della vicenda autobiografica.

Ginestra è un capolavoro che offre al pubblico un’artista matura, che farà parlare di sé per qualità di testo e coraggio nella sperimentazione. Musicalmente si viaggia attraverso più stili, dal mondo acustico folk, radice e essenza del disco, esplorando poi rap, pop-funky e world music.

Ginestra è un viaggio profondamente intimo ed emozionante, tanto da rischiare di lasciare disorientato un ascoltatore, forse preso in contropiede dallo spalancarsi di una finestra così vicina all’anima dell’autrice. È stato più un progetto catartico per lei o un mezzo di catarsi offerto a chi lo intercetta?

Credo che per me scrivere quelle canzoni non era altro che un tentativo di parlare alle persone di cui racconto e in qualche modo provare a rassicurarle, farle sentire comprese e fargli sapere che non sono sole. Forse ho solo trasformato in canzone quello che avevo da dirgli o da dirmi, accorgendomi solo dopo di quanto avessi parlato anche di me e con me in qualche modo.

Susanna Reppucci in piedi, in un ambiente boschivo, sorregge la chitarraQuanto è stato faticoso realizzare questo EP, sia dal punto di vista emotivo che tecnico?

Sai queste canzoni non sono nate pensando ad un unico progetto di album e forse neanche pensando ad un progetto, ma un giorno ho trovato quel filo che legava già, senza che lo sapessi, ciò che avevo scritto nel tempo e ho deciso di seguirlo.

È stato un viaggio pieno di sfide, ma mi sento molto maturata e con me quelle canzoni che prima di entrare in studio credevo quasi pronte. Non ti nego che tecnicamente ma soprattutto emotivamente è stato difficile aprire, trasformare, risistemare e limare quelle che senti come tue figlie, imparando ad ascoltare e ad accogliere il confronto. Ho avuto però la fortuna di lavorare con professionisti che, restando sempre rispettosi della mia e dell’anima cantautorale dei testi, mi hanno aiutata ad esplorare musicalmente e sicuramente fatto tanto ridere.

Cosa le ha dato l’arte e cosa, lei, in quanto artista, sente di poter offrire alle persone?

A volte mi culla, altre mi fa pensare, mi stimola, mi fa creare, mi smuove, mi cambia l’umore, mi fa incontrare parti di me e mi fa sentire parte di qualcosa di più grande perché qualcuno anni o secoli prima di me ha descritto esattamente come mi sento oggi, ed è qualcosa di infinitamente prezioso.

Credo che ogni artista possa offrire “solo” il suo sguardo e il suo coraggio di essere sincero, perché è questo quello che resta e continua a smuovere oltre i secoli.

Io cerco di offrire la mia umanità, il mio modo di accogliere e raccontare, sperando di lasciare una luce accesa.

Come nasce questo nuovo progetto di quartetto acustico e come sta evolvendo?

Ho sempre suonato da solista, ma una sera ad una jam session per caso mi sono trovata a cantare una mia canzone, e dirompente l’eleganza di un sassofono mi ha incontrata, è stato come se tutto era al suo posto, meravigliosamente travolgente. Eravamo già amici ma da quel momento abbiamo deciso di condividere questo progetto che non sapevo mi avrebbe portata ad incontrare anche la primordialità delle percussioni e poi arricchita con la profondità di un contrabbasso. È stato un dono per me incontrare questi musicisti, ho riscoperto la forza e la bellezza di suonare insieme e adesso quando racconto quelle storie mi sento avvolta, accompagnata da una delicatezza acustica e un’energia che sempre ho amato.

Insieme stiamo costruendo e continuando quel processo di esplorazione che dentro di me non si è mai fermato.

Se potesse aprire il cassetto dei sogni per realizzarne uno, quale sceglierebbe?

Solo uno, sicuro!? Beh se proprio devo credo che sceglierei di vivere in un luogo con tutte le persone che amo e unendo tutti i nostri talenti realizzare progetti di condivisione, arte, libera espressione, consapevolezza e scoperta della nostra interiorità, laboratori con bambini, nella natura, con anziani, giovani… Stare insieme e creare, arricchirci, litigare ma divertirci e condividere una bella energia, essere unione, famiglia.

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