Napoli, la città degli Accordi Celesti: Il canto di Partenope

Dicembre 3, 2023

Un viaggio nelle possibili origini della sua fama musicale

Già nel ‘700 si era soliti sentir dire “Napoli è la città più canora del mondo!”.

Ma è vero? E se è vero… com’è nata questa fama?

Per comprenderlo si rende necessario fare un salto nel passato e scoprire qualcosa sulle origini della città.

A parte le varie comunità primitive che possono essere vissute o passate dalla nostra terra, il primo insediamento vero e proprio sembra che sia avvenuto intorno al IX-VIII sec. avanti Cristo, ad opera di coloni greci, che la chiamarono Partenope (da qui partenopeo), nome che in greco significava “dal volto di una vergine”.

Inizialmente comprendeva solo l’isolotto di Megaride, l’attuale Borgo Marinaro, dov’è situato il Castel dell’Ovo e il Ristorante Zi’ Teresa, e il retrostante Monte Echia detto anche collina di Pizzofalcone o Monte di Dio, poi dal V secolo a.C., i Cumani che l’avevano conquistata e accresciuta, denominarono Palepolis (città vecchia) l’area originaria e Neapolis (città nuova) la nuova area edificata.

Secondo la mitologia greca le sirene non erano quelle avvenenti fanciulle con la coda di pesce a cui siamo tanto abituati a pensare, ma delle creature mostruose per metà uccelli e per metà bellissime donne.

Non solo, ci vengono descritte anche come degli esseri crudeli dotati di uno straordinario potere: quello di ammaliare gli uomini con la bellezza del loro canto senza però mai riceverne amore. Inoltre, nel momento in cui un uomo avesse resistito ai loro inviti, tale potere sarebbe immediatamente svanito ed esse sarebbero state condannate a suicidarsi per la vergogna.

La causa di tutto ciò sembrerebbe essere stata un castigo inflitto dalla dea della fertilità Demetra (diventata Cerere presso i romani) a tutte le ancelle incaricate di sorvegliare la figlia Persefone (Proserpina) evitando che il dio degli inferi Ade (Plutone) la rapisse per farne la sua sposa.

Sul come e perché il culto di Partenope sia arrivato alle nostre latitudini non si sa molto, ma sono comunque nate tante leggende, una delle quali legata al canto.

Nell’Odissea, Omero narra delle peripezie di Ulisse nelle nostre acque e, tra queste, del famoso espediente architettato per sfuggire al tranello dell’Isola delle Sirene.

Si racconta che uno dei loro “giochi preferiti” fosse quello di utilizzare quell’incantevole voce per fare innamorare i marinai che le ascoltavano, fino al punto in cui questi, letteralmente persi e impazziti, abbandonavano il controllo della nave lasciandola libera di schiantarsi sugli scogli.

Ulisse, che era stato avvisato del pericolo dalla maga Circe, desiderando ascoltare quelle magiche voci di cui tanto si sentiva parlare, ma volendo comunque portare i suoi uomini in salvo, si fece legare al palo maestro della nave e comandò a tutti i marinai di tapparsi le orecchie con della cera e di non slegarlo per nessuna ragione.

Quando la nave si avvicinò all’isola, Ulisse fu quasi sul punto di impazzire per il desiderio di spezzare i legami e correre dalle sirene incantatrici, ma i suoi uomini, obbedendo agli ordini ricevuti, non fecero nient’altro che portare la nave al largo e salvarla dalla catastrofe.

Si narra che le tre sorelle sirene, non sopportando il dolore per non esserci riuscite, non avessero esitato a suicidarsi gettandosi in mare.

Poi le onde le avrebbero spinte al largo fino a farle approdare in tre luoghi differenti.

Il corpo di Leucosia sarebbe approdato a Poseidonia, antico nome della città di Paestum, quello di Ligea addirittura a Terina, in Calabria, in prossimità dell’attuale Lamezia Terme, e quello della sirena Partenope sarebbe stato ritrovato esanime sulle rive del già citato Isolotto di Megaride, lasciando così il suo nome in eredità alla città.

Che oltre al nome abbia lasciato ai napoletani anche l’eredità del suo dolcissimo canto?

…Chissà! Forse!

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