Malombra – T.R.E.S (Black Widow Records)

Editoriale

Dicembre 15, 2023

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Malombra - T.R.E.S (Black Widow Records)

Malombra - T.R.E.S

(8,5/10)

Sono passati 22 anni ma i Malombra, entità sorprendente della scena dark-prog italiana, sono pronti a farci rientrare nel loro mondo intriso di oscurità ed esoterismo.
L’occasione ce la offre il disco T.R.E.S, che fa riferimento al libro Il Pendolo di Foucault di Umberto Eco e alla simbologia del numero 3 che, nel 1996, che sarebbe dovuto essere l’anno di uscita di questo disco (accantonato per una serie di motivi). Riregistrato e ripulito nel missaggio, arriva sul mercato con il marchio indelebile di Mercy alla voce, vero cerimoniere di canzoni che diventano vere e propri riti spirituali, e della chitarra onirica di Mattero Ricci.
L’iniziale Astarte Syriaca è uno dei pezzi più inquietanti, con basso e tastiere in grande evidenza ed il cantato di Mercy davvero epico. Il testo fa riferimento al nome della Venere fenicia, ma è anche il titolo del quadro più famoso di Dante Gabriel Rossetti. Astarte, infatti, rappresenta le quattro ossessioni dell’artista: arte, religione, amore e leggenda. Il focus è sicuramente sul pezzo Malombra, da cui deriva il monicker della band che si è ispirata al romanzo di Antonio Fogazzaro. Quasi dodici minuti che rappresentano il manifesto del sound del gruppo, capace di passare da momenti gotici ed altri progressivi. Bacchanalia, e non poteva essere altrimenti, è un omaggio ai riti propiziatori orgiastici e misteriosi per ingraziarsi il dio del vino. Ed il pezzo risente appieno dei racconti declamati da Mercy, che pare proiettarci direttamente in un’epoca in cui le popolazioni si riunivano in un luogo-simbolo per praticare sacrifici animali, pratiche sessuali e festeggiamenti per i pastori che ritornavano dalla transumanza.
Altro momento clou del disco è la suite Cerchio Gaia 666, capace di alternare passaggi strumentali aspri ad altri evocativi, il vero trademark del gruppo di Genova. Un gioiellino che riporta i Malombra alla grandeur degli esordi, sperando di non dover attendere altri 22 anni per riascoltare un loro disco.

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