Myrkur-Spine (Relapse Records)

Editoriale

Gennaio 18, 2024

Relapse
T

Myrkur-Spine

(8,5/10)

Il disco della completa consacrazione dei Myrkur, progetto di Amalie Bruun che ritorna con un sound in cui si mischiano archetipi delle sue prime composizioni, tendenti ad un black metal aggressivo, ad altre soluzioni permeate da pulsioni elettro-dark, arricchite dai tradizionali canti scandinavi presenti anche nell’intimista Folkesange. Amalie si mette a nudo e le liriche fotografano un momento topico della vita: il parto. Si passa dall’amore e dall’euforia che derivano dalla maternità, alle paure dell’ignoto e ai misteri del viaggio che aspetta i nostri figli. Esplora la natura umana, di ciò che significa essere una madre, e per farlo trova conforto nella mitologia scandinava. Registrato con Randall Dunn al Sundlaughin Studio in Islanda (Sigur Rós), il lavoro poggia le fondamenta su continui cambi di umore: ci sono song sofisticate come Like Humans e Mothlike, che cedono il passo a Valkyriernes Sang, canzone debitrice di un certo metal nordico, come nella migliore tradizione di Myrkur. Un cenno a parte lo merita la title track, l’epicentro musicale di questo concept. Una canzone malinconica, avvolta da arrangiamenti percussivi e vocalizzi delicati, che ci fanno pensare alle mutevoli condizioni dell’animo umano. “Il mio corpo è diventato la tua spina dorsale – canta Amelie – tu ed io ci intrecciamo, mi hai hai reso umana, resta con me, sarai quello che amo di più”. Sospeso tra passato e presente, Spine stabilisce le nuove coordinate di Myrkur, capace di tirare fuori dal cilindro uno dei migliori album dell’anno scorso. 

Autore

0 commenti

Invia un commento

Scopri di più da Il Novelliere

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continue reading