Radio, musica e sfide: il mondo dagli occhi di Teodoro Maffia

Gennaio 25, 2024

Il direttore di Radio Bussola 24: ”Vorrei Pippo Baudo in radio e ho ancora fame di successi!”

Editore e Direttore Responsabile della Testata Giornalistica di Radio Bussola 24, Teodoro Maffia è un po’ la storia di Salerno: forma mentis plasmata dal servizio militare nei paracadutisti, impreziosita da studi accademici mirati a costruire sia l’uomo che il professionista, ha visto la sua città modificarsi negli anni, osservandola attraverso l’acuto filtro artistico e sociologico offerto dalla radio e dalla televisione.

 In una sola frase: chi è Teodoro Maffia?

Un uomo che si è creato da sé!

Cosa spinge Teodoro Maffia a fare quello che fa? Qual è il suo fuoco?

Il fuoco va costruito. Ho iniziato osservando gli altri, vedendo quello che facevano o non facevano. Mi sono sempre ripetuto che se qualcuno faceva qualcosa, potevo farla anche io e dovevo farla anche meglio. C’è sempre stata la volontà di mettere la mia firma.

Quale lascito porta la sua firma, oggi?

La mia firma adesso è garanzia di serietà. Se metto la firma su qualcosa, le persone hanno fiducia.

Come ha approcciato al cambiamento del panorama mediatico, considerando le sfide e le opportunità legate alla transizione digitale?

Bisogna rispettare il progresso e rimanere al passo con i tempi. Io non ho esitato, mi sono calato nel fenomeno e infatti siamo stati i primi a trasmettere con la Radio sulle piattaforme digitali, sui social. Una grande mano l’ha data mio figlio, ingegnere informatico, a cui credo di aver trasmesso la mia forma mentis.

 Avere una stazione radiofonica in qualche modo investe della responsabilità di scegliere che tipo di musica o contenuto offrire alla comunità. Insomma, contribuisce all’educazione dei suoi fruitori. Riconosce questa responsabilità e sulla base di cosa opera le sue scelte?

Il mercato si crea, ma si deve rispondere anche alle domande già presenti nel mercato stesso. Provo grande affetto nella figura del cantautore, perché realizzava poesie raccordate e cantate. Le classifiche di oggi vedono ai vertici canzoni che hanno un testo che parla di abusi, violenza e droga attraverso un linguaggio che non condivido. Ho vietato di passare in radio queste canzoni, perché significa voler educare i giovani ascoltatori a questo tipo di linguaggio e contenuto.

Può dire, alla Pippo Baudo, “l’ho scoperto io” in relazione a qualche artista o conduttore che poi ha spiccato il volo?

Non uno solo! Il primo che mi viene in mente è Pippo Pelo. Ma c’è anche Antonio Sica, Olga Sammauro e altri che ora sono in altre realtà e rivestono altri ruoli come redattori RAI. Ho “creato” 130-140 giornalisti. Sono in contatto con molti di loro e sono contento che abbiano seguito i miei suggerimenti, trovando conferma del fatto che fare il giornalista non significa “fare la fame”.

Come è cambiata la musica con l’introduzione di internet e mezzi di diffusione più veloce? A suo avviso è più difficile emergere, per un artista di oggi, rispetto a ieri?

Prima esisteva la radio a onde media. Erano pochi a possederla e la musica diventava “virale” canticchiandola al punto che c’erano persone che riuscivano addirittura a imitare la voce del cantante. Il progresso ha permesso di avere la musica in tempo reale. Prima si aspettava la novità per comprare il 45 giri, anche noi lo acquistavamo per mandarlo in onda, adesso sono gli artisti che ci chiedono di far passare un disco in radio e ce lo pagano pure! Anche il Festival di Sanremo non è come come prima. La longevità stessa dell’artista è cambiata: adesso un cantante dura il tempo della sua comparsata in tv, il più delle volte. Sono cambiate davvero tante cose e forse è più difficile emergere oggi rispetto a ieri.

Una grande emozione, un episodio legato alla sua radio

Fin dall’inizio ho sempre creduto nella mia creatura. Ho collaborato con Mediaset. Ho mandato i ragazzi Sanremo con Chiambretti. Essere stati scelti da marchi nazionali come la Campari è stato un vanto. Una cosa che dico con orgoglio è che, in occasione dell’approvazione della Legge Mammì, che decimò tutte le emittenti della Campania, noi siamo stati l’unica radio salernitana a non essere chiusa, a testimonianza della serietà del nostro lavoro. Questo grazie anche a una preparazione accademica che ci ha permesso di studiare i regolamenti e le norme da rispettare, senza essere sprovveduti. Siamo stati la prima radio a pagare il personale impegnato attraverso le risorse pubblicitarie e con i contributi dello Stato.

C’è qualche progetto avrebbe voluto maledettamente realizzare, ma non ne ha avuto modo?

Ho sempre ponderato prima di lanciarmi in un progetto, senza mancare di ottimismo. Tutto quello che volevo fare, l’ho fatto. Quello che non ho fatto, non avevo intenzione di farlo.

 Lei rischia qualche volta?

Il rischio fa parte della vita. Se uno non rischia non arriva lontano e non può misurarsi con la realtà. Ho sempre sfidato tutto e tutti e mi sono sempre pesato per capire dove potevo arrivare

C’è un personaggio dello spettacolo (vivente o non) che vorrebbe nella sua radio come ospite o come conduttore?

Prenderei un volto noto che non è stato più ripreso. Prenderei Pippo Baudo, ad esempio, perché attraverso lui recupererei quelle emozioni di gioventù. Noi un po’ più attempati guardiamo le cose che abbiamo fatto e, se ascoltiamo una canzone che ci riporta a un preciso periodo, ci affasciniamo.

Preservando il suo stile originale o adattandolo ai tempi moderni?

Bella domanda. Non saprei rispondere, perché sono un estemporaneo!

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