L’anima dietro i disegni del Commissario Ricciardi

Novembre 29, 2023

Lucilla Stellato si racconta

Lucilla Stellato, disegnatrice per la Sergio Bonelli Editore è una luce nel panorama dell’illustrazione italiana e particolarmente nell’ambito artistico del sud, dove talvolta sembra necessario che a una certa età una persona appenda i sogni al chiodo in nome della sopravvivenza.

Il Novelliere è particolarmente orgoglioso di ospitare questa artista la cui carriera dimostra che diventare illustratori professionisti è possibile, anche nel 2023.

Il 10 Novembre è uscito l’ultimo libro illustrato sul commissario Ricciardi “Il purgatorio dell’angelo” tratto dai romanzi di Maurizio De Giovanni di cui Lei ha curato illustrazioni. Cosa si prova ad essere la mano che dà volto e “anima” a una figura così conosciuta e amata?

Quando sono entrata nello staff del Commissario Ricciardi a fumetti ho provato varie e forti emozioni. Felice e orgogliosa di essere una dei quattro disegnatori campani scelti per lavorare a questo progetto, desideravo molto dimostrarmi all’altezza del compito.

Ho quindi sentito tutta la responsabilità di questo incarico e ho cercato sin da subito di immergermi il più possibile negli anni ’30, epoca in cui sono ambientate le storie di Ricciardi. Sono state indispensabili un’accurata documentazione sul periodo storico ed un’attenta lettura dei romanzi di Maurizio de Giovanni, fonti di ispirazione e di suggestioni.

La resa grafica del personaggio di Ricciardi, in particolare, è stata una vera sfida per me e i miei colleghi. Per approdare all’aspetto definitivo, ci sono stati ripensamenti e rifacimenti e continui confronti con De Giovanni. Il tutto durante la lavorazione dei primi quattro albi.

Dai contenuti online che mostrano il Suo lavoro si evince una forte sinergia tra disegno tradizionale e digitale. Qual è il suo rapporto con questi due mezzi illustrativi apparentemente così divergenti tra loro e in che ambito predilige l’uno o ’altro?

Per un illustratore, e tanto più un fumettista, il disegno digitale è una preziosa risorsa per reggere le tempistiche che questo mestiere impone. Per me, infatti, il passaggio dal disegno su carta a quello digitale è avvenuto esclusivamente per necessità dal momento che lavorando in digitale si fa prima ad apportare modifiche alle tavole e da quando sono diventata mamma le ore di lavoro si sono ridotte! Quando posso (per realizzare una commission, ad esempio) provo un grande piacere a disegnare su carta, lo trovo sicuramente più rilassante e gratificante.

In un’intervista di tre anni fa all’IIC di Lima ha raccontato di come questo lavoro sia spesso senza orari a causa della necessità di conciliare le esigenze espressive di ogni tavola coi tempi editoriali. Come concilia questi ritmi di lavoro così densi con le naturali necessità quotidiane?

Sì, uno degli aspetti più impegnativi di questo mestiere è il conciliare la produttività con la qualità.

E ci si riesce solo con la pratica e l’esperienza. Inizialmente è importante rispettare le scadenze, rinunciando magari a virtuosismi non indispensabili.

Lucilla Stellato

Lucilla Stellato

Ricordo bene, poi, che quell’intervista fu rilasciata nel settembre 2020, durante la pandemia e l’esperienza del primo lockdown (mesi particolarmente difficili per me) era molto recente.

I periodi di lockdown sono stati particolarmente produttivi per molti colleghi, costretti a trascorrere più tempo in casa. Per me è stato il contrario, perché avevo una bambina molto piccola da accudire e meno aiuti.

A prescindere, comunque, dalle difficoltà provocate dal Covid, il mestiere di disegnatrice è davvero poco compatibile con quello di mamma. Riuscire a conciliare tutto a volte è davvero molto, ma molto complicato.

Sapevo che non sarebbe stato facile e va bene così, non ho voluto scegliere tra lavoro e maternità.

E quindi tutt’oggi mi sembra di procedere come un equilibrista, cercando il più possibile di ottimizzare i tempi e rinunciando, quando è necessario, ad ore di sonno. Malgrado ciò, non riesco ad essere produttiva come prima.

Sono consapevole che oggi per un aspirante disegnatore non sia facile iniziare a lavorare in questo settore. Pubblicare i propri disegni sui social può aiutare ma difficilmente può bastare a farsi notare (a meno che non si realizzino illustrazioni e/o tavole già con uno stile particolarmente accattivante o dalle quali emerga una forte personalità. Succede… Ma non è la regola.).

Servono pazienza, buona volontà e anche una certa dose di testardaggine per raggiungere l’obiettivo.  Il talento e la passione da soli non bastano, ci vogliono tenacia e perseveranza.

Per riassumere la mia gavetta (durata 10 anni) ho usato questo proverbio napoletano “Dicette ‘o Pappice ‘a Noce damme ‘o tiempo ca te spertose” (“Disse il verme alla noce: dammi tempo che ti perforo”).

Una volta che l’aspirante disegnatore ha deciso a quale casa editrice proporsi, prepari un portfolio che possa catturare l’attenzione, che contenga materiale mirato o comunque in linea con la testata per la quale vorrebbe lavorare (magari iniziando a fare studi sui personaggi o inserendo disegni che dimostrino la familiarità con le atmosfere e le ambientazioni).

Il colloquio (con uno sceneggiatore o un redattore) avviene prevalentemente in due modi: di persona, in un contesto fieristico (che rimane il metodo più veloce ed efficace) o via mail (qualora sia possibile ottenere il contatto). In entrambi i casi è necessario armarsi di coraggio e molto garbo.

Si può chiedere di realizzare studi e tavole di prova, accettando di mettersi completamente in gioco.Una tavola in bianco e nero tratta da Il Purgatorio dell'angelo

Sicuramente, oggi come ieri, bisogna accettare con umiltà tutte le critiche e le osservazioni che verranno fatte ai propri lavori. È importante essere collaborativi.

Bisogna considerare, infatti, che spesso per le case editrici un disegnatore discreto ma professionale nel modo di porsi e puntuale nelle consegne può risultare “appetibile” tanto quanto un disegnatore geniale ma meno costante.

Un’ultima importante considerazione: non sempre questo mestiere permette di sviluppare quanto si vorrebbe il lato creativo. Spesso i disegnatori di fumetti si descrivono come artigiani, piuttosto che come artisti.  Si lavora per un committente (la casa editrice) di cui bisogna soddisfare le richieste e le esigenze. Si lavora per i lettori che col tempo si affezionano allo stile e al modo di raccontare.

Si lavora tenendo conto di quelle che sono le regole del linguaggio fumetto, senza strafare.

E si lavora anche essendo disposti a rifare vignette su vignette e a rinunciare a un po’ di vita all’aria aperta.

E bisogna tenere presente che il guadagno è in rapporto alla produzione. Si è sì liberi di gestire i propri tempi, ma non si hanno particolari tutele.

Un mestiere, insomma, che presenta tante sfide ma che, vi assicuro, riserva grandi e impagabili soddisfazioni.

E quindi il mio consiglio spassionato è fondamentalmente uno: siate pappici!!

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