Sfaratthons: prog rock sulle tracce di Catullo

Editoriale

Aprile 9, 2024

La formazione abruzzese sforna un concept album romantico in pieno stile anni ’70

Un disco che parla di gioia e dolore. Gli abruzzesi Sfaratthons, citando il poeta Catullo, sfornano un disco che sa pescare dal prog rock anni Settanta, senza rinunciare alla propria personalità. Ne parliamo con Luca Di Nunzio, tastierista e chitarrista della band.

A distanza di quattro anni esce il vostro nuovo disco. Quali sono differenze principali con il precedente?

Questa volta abbiamo voluto dare più spazio alle parti strumentali, sviluppate in brani piuttosto lunghi e articolati. Se in Appunti di viaggio troviamo canzoni con sonorità tipiche del prog tradizionale assieme ad altre con connotazioni etniche e ad altre ancora puramente rock, in Odi et Amo la commistione di influenze e generi è meno marcata e l’ambientazione sonora é quella più tipica del prog rock classico.

In Odi et amo chiaramente prendete ispirazione dalla poetica di Catullo: possiamo definirlo un concept?

È certamente così. La forma del concept è quella che finora abbiamo preferito in tutti i nostri lavori. Nel nostro primo cd, La bestia Umana del 2016, abbiamo voluto affrontare le tematiche ambientali, in Appunti di viaggio, uscito nel 2019, il filo conduttore era appunto il viaggio, inteso sia in senso proprio che metaforico come percorso dell’intelletto umano, trasposto visivamente nel bellissimo dipinto di copertina del maestro Luca Luciano, autore di tutte le copertine dei nostri dischi. In Odi et Amo”, traendo spunto dai millenari versi di Catullo, abbiamo raccontato le contrapposizioni che l’uomo affronta nel suo percorso esistenziale: la gioia e il dolore, il bello e il brutto, l’odio e l’amore, la ragione e il sentimento.

Con il lavoro si ritorna alle grandi sonorità degli anni Settanta dei gruppi prog. In quale direzione va la scena attuale italiana?

Il cosiddetto RPI, rock progressivo italiano, é un filone ben delineato del panorama prog internazionale e gode di buona salute, in quanto molte sono le band che realizzano prodotti musicali di grande qualità.

Come è nata la collaborazione con Warren che dà quel tocco magico in più a tutto il disco?

Il maestro Geoff Warren, da metà anni duemila, tra luglio e agosto, tiene a Borrello, in Abruzzo, hometown di noi Sfaratthons, una masterclass di specializzazione in flauto jazz (che quest’ anno giunge alla quindicesima edizione) alla quale partecipano flautisti provenienti da molte regioni d’Italia e nazioni d’Europa. Un bel giorno, una decina di anni fa, mentre suonavamo un brano dei Jethro Tull, nel garage di paese, adibito a sala prove, apparve Geoff. Montò il flauto e per incanto iniziò a suonare insieme a noi. Lasciamo a voi immaginare la scarica di emozioni che ci investì in quel momento. Grazie alla meravigliosa disponibilità del maestro, che continua a stupirci, è iniziata questa proficua (soprattutto per noi) collaborazione che ci ispira ed incoraggia.

C’è anche una canzone che prende ispirazione dalla poetessa Saffo. Ce ne parli?

Il poeta Donato Di Luca, un altro figlio di Borrello, un giorno ci inviò alcuni suoi versi ispirati dal celebre libro di Silvia Romani, Saffo, la ragazza di Lesbo. Ci siamo presto accorti di poter far ben sposare quel testo ad alcune idee musicali su cui avevamo iniziato da poco a lavorare. Il brano montava piano piano, ed arrivò “progressivamente” alla completezza con l’inserimento delle parti di sax suonate dal grande musicista Sabatino Matteucci. È forse il pezzo che si differenzia maggiormente da tutti gli altri, in termini di sonorità ed anche difficilmente inquadrabile in uno stile o genere ben preciso. Rispecchia forse la personalità particolare della grande poetessa greca.

Il vostro lavoro è stato concepito in un momento difficile, quello della pandemia. Quanto ha inciso questo periodo storico nelle vostre scelte lirico-musicali?

sfaratthonsIl brano Ti dono una canzone fu scritto proprio durante il lockdown e venne registrato in remoto da noi tutti nella prima quindicina del drammatico maggio 2020. In quel contesto, comporre e registrare quella canzone ci coinvolse molto a livello emotivo ma fummo gratificati dal fatto di poter dedicare una nostra opera al personale sanitario, vero eroe della lotta alla pandemia, e con essa ringraziarlo. Buona parte delle idee musicali che trovano spazio negli altri brani dell’album furono concepiti durante i lunghi pomeriggi reclusi a casa, davanti a un pianoforte o ad una chitarra.

Quali sono le band italiane e non da cui traete maggiore ispirazione?

Tra quelle storiche sicuramente il Banco, Le Orme, Osanna, PFM, ma seguiamo con attenzione anche la scena contemporanea. Tra quelle estere, ci siamo formati divorando gli LP di Genesis, Yes, King Crimson, ELP, Jethro tull e degli altri grandi (molti sentono nella nostra musica sonorità tipiche dei Camel e questo non ci dispiace affatto), oggi però sono certamente band quali Porcupine Tree, Riverside, IQ e Dream Theater, ad ispirarci particolarmente.

State portando avanti un tour e magari suonerete anche nel sud Italia?

Un tour vero e proprio no, non siamo dei veri professionisti del settore, ma stiamo pianificando alcune date che ci porteranno a suonare soprattutto in Abruzzo ma c’è in ballo anche qualcosa di livello internazionale (stay tuned). Inoltre, nell’ambito di un progetto culturale dedicato alla tutela dell’ambiente suoneremo, a fine agosto, anche in Molise e sarà sicuramente un bell’evento.

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