Nonluoghi – Marc Augé (Elèuthera)

Editoriale

Aprile 10, 2024

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Elèuthera
Tutta colpa dello stress

Nonluoghi

L’espressione “nonluogo”, che dà il titolo al classico di Augé del 1992, definisce due sistemi – e due concetti – distinti e complementari.

Se osserviamo ciò che ci circonda, possiamo notare da una parte quegli spazi costruiti al fine di raggiungere un obiettivo specifico (e.g. il trasporto, il transito, gli affari, il famigerato tempo libero…) e, dall’altra, il rapporto che si instaura fra gli individui e quegli stessi spazi nei quali si muovono (e che in parte contribuiscono a definire, spesso, involontariamente). 

I “nonluoghi” sono spazi che hanno la caratteristica di non essere identitari, non essere relazionali e non essere storici. Spazi in cui centinaia, migliaia, milioni di individui si incontrano senza incontrarsi, senza entrare in relazione perché spinti dal desiderio frenetico di consumare. Spazi incentrati soltanto sul presente e rappresentativi della precarietà assoluta della nostra epoca, della provvisorietà, del transito e del passaggio e, come conseguenza di tutto ciò, di un “individualismo solitario”. Spazi che hanno cancellato ogni forma di eredità proveniente dal passato e ogni aspirazione a possibili futuri. 

L’individuo è diventato incapace di integrare in sé i luoghi storici confinandoli e banalizzandoli in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di “curiosità” o di “oggetti interessanti” da osservare come se si trovasse a visitare uno zoo. 

Le persone transitano nei “nonluoghi” ma nessuno vi abita.

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