A Casa di Andrea – LVH: tra cultura e solidarietà internazionale

Editoriale

Gennaio 21, 2024

Dino Cerbarano narra il cuore pulsante di un progetto che unisce cultura e impegno sociale

Esistono luoghi che hanno il potere di farti sentire a casa già dal primo sguardo e in cui si respira una magia suggestiva, perché scrigni di realtà speciali, di quelle che lasciano il segno. Un luogo simile è “A Casa di Andrea – LVH”, sede dell’omonima associazione fondata da Dino e Melina nel nome del figlio Andrea Cerbarano, prematuramente scomparso in seguito a un incidente stradale.

Oggi, grazie alle persone che lo hanno amato, l’associazione porta avanti una serie di progetti solidali a Salerno e oltre.

Presentazioni di libri, simposi di filosofia, musica, ballo e tanto altro. A Casa di Andrea è davvero una Casa della cultura?

A Casa di Andrea nasce come luogo di aggregazione nell’accezione più nobile di questo termine, quindi con l’intento di promuovere ogni iniziativa che abbia come scopo la possibilità del conoscersi e dello stare insieme per sviluppare attività che facciano stare bene insieme le persone. Credo che questo concetto si avvicini molto all’idea di cultura e se è così mi sento di affermare che A Casa di Andrea LVH si può considerare anche una Casa della cultura.

L’ultimo libro presentato, Si vede dagli occhi, di Annacaterina Scarpetta, porta con sé un po’ di A Casa di Andrea. Qual è stata l’emozione nel seguire questo progetto e vederlo, successivamente, tradotto in opera editoriale?

Il viaggio di Annarita ed Alessandro è stato di per sé un evento di straordinario coraggio che abbiamo seguito con continuo stupore, ammirazione e anche con qualche trepidazione. In questo contesto il capitolo dedicato alla loro presenza a Maceiò in Brasile, città natale del nostro amato Andrea, presso il centro di formazione di Barra Nova ci ha suscitato emozioni indescrivibili. Due ambasciatori di A Casa di Andrea che si sono fermati un mese presso questa struttura e si sono adoperati per far trascorrere ai cinque bambini, che non avevano nessuno che li aspettasse a casa per le festività natalizie, giornate felici e spensierate ci ha riempiti il cuore. I frequenti poi contatti anche visivi che abbiamo intrattenuto con loro via cellulare ci hanno regalato momenti indimenticabili. Ospitare poi Annacaterina ed Alessandro in Associazione, al ritorno da questa straordinaria avventura, per la presentazione del libro che descrive tutti gli aspetti dei loro due anni di viaggio è stato uno degli eventi più significativi. Vedere tradotti in pagine scritte le impressioni, le esperienze, le inquietudini, i batticuori dei due protagonisti, tra l’altro con la capacità descrittiva che Annacaterina ha mostrato nello scritto, ha rafforzato ulteriormente il concetto che la lettura di un bel libro, dove risaltano al meglio tutte le emozioni sopra descritte, rimane il miglior mezzo di condivisione, di apertura agli altri, di trasmissione di quello che si ha nel proprio cuore.

A Casa di Andrea dimostra periodicamente come arte e cultura possono viaggiare di pari passo con il sociale. Uno dei tantissimi progetti realizzati dall’associazione è la costruzione di una scuola. Le va di raccontarci qualcosa?

Direi che la costruzione della scuola primaria realizzata in Costa d’Avorio in collaborazione con Carmen Mirabella, sia il fiore all’occhiello delle varie attività che abbiamo sviluppato in Africa a favore dei bambini del territorio. Poco dopo la fondazione della nostra Associazione, Carmen ci informò circa la situazione assolutamente precaria in cui si trovavano i bambini di Kongonigro. Ci siamo guardati un attimo negli occhi e immediatamente decidemmo di dare una mano concreta a quei piccoli. Pian piano, raccogliendo entrambi risorse ognuno con la propria attività solidale, abbiamo visto nascere questa stupenda opera. Prima le foto dei materiali acquistati per la costruzione, poi le foto o i filmati che ci arrivavano di volta in volta a testimoniare l’avanzamento dei lavori, le attestazione di gratitudine delle persone del luogo, ogni volta un tuffo al cuore, fino al completamento finale della scuola, intitolata al nostro Andrea. L’inaugurazione poi è stato un coacervo incredibile di sensazioni positive: ci ha fatto sentire molto orgogliosi di quanto eravamo riusciti a realizzare.

Se potesse aprire il cassetto dei progetti che sogna di poter realizzare, quale sceglierebbe?

Abbiamo indirizzato le nostre attività attuali su due binari. Il primo riguardante l’aiuto ai bambini più svantaggiati. Il secondo binario attiene una attività di carattere civico e sociali per la città di Salerno. Verificando in passato la totale assenza di defibrillatori cardiaci in città e dintorni, ci stiamo impegnando per installarne in ogni quartiere della città. Sino al oggi ne abbiamo installati nove.

Se dovessi aprire il cassetto dei progetti che sogno di realizzare?

Creare un centro internazionale che abbia capacità di monitoraggio di tutti i bambini rimasti da soli, orfani, vittime di questi terribili, ignobili conflitti che stanno infangando il nostro nome di “esseri umani” , che abbia capacità organizzative e strutturali tali da permettere una immediata collocazione di questi bambini in famiglie che intendono adottare e che, per la becera burocrazia che contraddistingue questo settore di attività, spesso vedono questo desiderio irrealizzato. Se avessi risorse straordinarie, le investirei nel realizzare una sorta di “equilibrio solidale” tra paesi che sono a nascite zero e paesi dove migliaia e migliaia di bambini non sopravvivono alla fame ed alla sopraffazione di guerre spudoratamente dichiarate per meri scopi di carattere economico.

Navigazione Editoriale<< Il Bacio di KlimtSblocco risorse: parola a Gubitosi >>

Autore

Questa voce fa parte 22 di 55 nell'editoriale Il Novelliere 11

0 commenti

Invia un commento

Scopri di più da Il Novelliere

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continue reading